venerdì 13 aprile 2012

Intervista a Salvuccio Barravecchia




- Ciao Salvuccio, Ormai ci conosciamo bene e sono contento di avere la tua presenza.

Grazie Stefano per me è un vero piacere aver ricevuto il tuo invito e ne approfitto nel farti i miei complimenti sia per le tue bellissime iniziative che per il tuo visitatissimo Blog.
Per me è sempre un piacere parlare con una persona piena di idee.

-Ti ringrazio. Allora, siamo qua per parlare della tua carriera di scrittore. La prima cosa che mi viene da chiederti e chiedo a tutti, quando e cosa è stato che ti ha spinto a scrivere?

Non penso che ci sia mai stato un qualcosa che mi abbia spinto a scrivere, piuttosto direi che è stata LEI che trasmettendomi se stessa, mi ha spinto a scrivere.
Mi ricordo che alle elementari avevo una maestra che amava sia la letteratura che la poesia, su questo era abbastanza severa, e quando ci assegnava i compiti metteva spesso delle belle poesie da imparare a memoria.


Quando tornavo a casa e studiandole, notavo che mi piacevano ma anche mi facevano venir voglia di crearle a modo mio.
Dopo aver finito di studiare, scendevo in strada a giocare con gli amici e tra risate, discorsi e favole mi divertivo a raccontargli delle storia inventate da me, dove i personaggi principali erano loro stessi.
Mi ricordo in particolare un mio amico che tra un discorso e l'altro mi disse:
“Miiiiihh... sembrano vere !”
Inoltre all'età di quattordici anni mi regalarono per il mio compleanno una chitarra classica, che non ho mai imparato a suonare, al massimo ci strimpellavo; ma con la quale mi divertivo a recitare versi inventati toccando le corde di una chitarra del tutto scordata.
Poi quando me ne andai a vivere a Bologna cambiò tutto e tra scioperi, manifestazioni, riunioni, divertimento e locali ci fu un mio amico che mi disse:
“Ma perché non scrivi un libro ?”...Hahahah.
Comunque ritornando al discorso iniziale, penso che la scrittura sia la prima cosa mentre la passione è una conseguenza. La Poesia arriva come un fiume in piena... ed ha bisogno di essere scritta.

- Parlami delle opere che hai realizzato durante la tua carriera. Come si chiamano e di cosa trattano?


Allora quelli ufficiali sono tre, le altre sono sempre nel cassetto, e sono:
“Canzoni opere o omissioni ? Ciak stavolta si gira”, “La Poesia dentro e fuori”, ed infine “La Divina Ironia”.
Il primo è un libro un po' particolare infatti nella prima parte si racconta di un paese immaginario, piccolo o grande che sia, dove si evidenziano spunti critici e riflessivi in una realtà politica e sociale che può essere quella nostra e cioè quella che viviamo tutti i giorni, narrando le peripezie dei personaggi di spicco del mio paese natale dove si prendono di mira i vari malesseri sociali con ambio uso di metafore e ironia , un po' come dire:
“E' da (Comodisti) inalberarsi contro il ministero e non contro la vicina amministrazione locale”.
Quello che voglio dire... e che per far si che avvenga il cambiamento sociale, bisogna partire sempre dal piccolo e cioè dal nostro luogo comune.
Infatti ho deciso di scriverlo con l'utilizzo di un dialetto verbale, che non si può dire lo so, però per me è stato molto divertente giocare sul fatto che il “Dialetto” in sé non possiede nessuna tecnica scritta. Nessuno, infatti, può affermare con certezza che il dialetto vada scritto in un modo o nell'altro. Quindi girando attorno a questo concetto ho pensato appunto di scriverlo per come lo parlassi aggiungendo alla mia educazione dialettale versi e accenti di altre regioni italiane e su questo... Bologna mi ha offerto tanto.
La seconda parte di questo libro invece racchiude 32 testi che variano dalla Canzone, e cioè pennellate ironiche a dottori, avvocati, professionisti sino ad arrivare ai più mostruosi politici; all'Omissione ovvero una specie di rottura con il passato culturale dove per certi sensi si prende in giro l'aspetto cinico di un questo paese immaginario.
All'Opera in cui il discorso è a parte, in parole povere... una ripresa della coscienza che a sua volta sposa l'uso della poesia.
Io sono molto affezionato a questo libro proprio perché si colloca, secondo la mia opinione, tra le massime espressioni dell'anticonformismo. La struttura dei testi è completamente inventata da me, escludendo i personaggi, e questo fa si che siano delle pennellate sempre attuali.
Con “La Poesia dentro e fuori” invece il discorso cambia totalmente. Ho cercato di riempire l'anima di colori, ricercando dentro di me quella parte più intima e nascosta nella parte più profonda della mia stessa passione.
La Poesie deve trasmettere sensazioni, emozioni, eleganza, amore... io ho cercato di evidenziare una melodia di dialogo interno cercando di inventare una nuova forma di propria espressione.
Un pò come dire...
“Dove finisce la parola inizia la poesia”.
Concludendo, voglio puntualizzare che il blocket scritto in francese contenuto in questo opuscoletto è volontariamente scritto in maniera errata. Proprio per evidenziare il fatto che la poesia sposa solo la grammatica italiana, per via della sua vastità di linguaggio.

- Esattamente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi lettori Salvuccio?

Diciamo che per vivere al meglio la vita non bisogna per forza di cose attaccarsi ad una psicologia tramandata, facendo così si corre il rischio di avere un'uniformità, a volte anche pericolosa, di pensiero. L'uomo durante la sua esistenza si è evoluto, nei modi di fare e di interagire con tutto quello che lo circonda, mentre gli scritti sono rimasti fermi al momento del loro concepimento e senza subire alcuna rivoluzione storica.
Tutto questo può diventare un vincolo e quindi rallentare le nuove scoperte soprattutto quelle spirituali e cioè la continua ricerca della libertà e del vero rispetto.
Secondo me l'unica cosa che nella storia, e oltre qualsiasi scritto, ha trasmesso rispetto, unione e mai le guerre, è stata ed è tutt'ora l'Arte nata per trasmettere amore, leggerezza e passione.
La vera Arte in tutte le sue forme è la vera rivoluzione del pensiero.
Anche nel presentare i miei libri ho cercato sempre la novità, infatti non mi sono mai avvalso di relatori o professori ma solo ed esclusivamente della mia fantasia.
Ricordo che fin dai tempi in cui abitavo a Bologna ed esattamente dal 2002 andavo in giro nei vari locali a presentare i miei testi, che a sua volta venivano interpretati da terzi sia come poesia sia come teatro, con l'ausilio di un chitarrista molto tecnico e creativo (su questo ero e sono molto puntiglioso), da li e in tutte le mie successive presentazioni ho sempre avuto un chitarrista al mio fianco.
Secondo me lo scopo della Dea Guitar, nelle mio modo di presentare, è quello di unire la poesia con la sua stessa anima.

- Io ho qua in mano un tuo libro, è il libro che tu stesso mi hai spedito
e di cui ti ho scritto una recensione. Quello che adesso voglio, è parlare proprio di quest'opera
in particolare "La divina Ironia". Innanzitutto è curioso il titolo, perchè lo hai chiamato in questo modo?


Il titolo del mio libro l'ho scritto pensando alla cultura greca, alle sue mitologie, alla sua fantasia, alla sua drammaticità, alle sue paure, alle sue divinità ma sopratutto a qualcosa che crei diversità nella novità stessa.
Ho cercato con la mia fantasia di creare una religione diversa cercando di indirizzare il lettore verso l'armonia della vita, una religione più divertente del solito, dove si vanno a toccare concetti molto profondi che l'uomo spesso ha paura d'affrontare.
Infatti, e questo è il tema del libro, vivere la propria vita intensamente porta ad arricchire i nostri ricordi.
Il profilo ironico che avvolge tutto il racconto, fa si che tutti i personaggi diventino immaginosi piuttosto che immaginari.
A questo punto, voglio puntualizzare che la signora Ironia, se usata bene, è di suo molto elegante, tagliente e divertente... ecco perché l'ho voluta chiamare “Divina”.

- Il senso Ironico della vita è fortemente trasmesso in quest'opera. Giochi molto su una narrativa
molto schietta, umoristica e intrigante. Cosa ti ha ispirato a personaggi come Maldì di Luna e Re Credo?

Maldì di Luna rappresenta la visione teatralmente comica del diavolo, accompagnato da “L'Uomo vestito approssimativamente anni 300” ovvero Dante Aligheri, mentre Re Credo, al contrario rappresenta la parte più seriosa ma anche più sbadata del nostro Dio, a sua volta accompagnato da Pedro ossia San Pietro.
Tutti insieme si ritroveranno a ricercare nei loro rispettivi mondi, i primi due in paradiso mentre gli altri due all'inferno, un'anima dispersa e di nome Michele per Bene. L'allarme viene dato dalla moglie (la Signoroccia Biancoccia) di quest'ultimo che dopo essere passata a miglior vita continuava a cercare l'anima di suo marito e così continuare il loro eterno Amore.
Eheheheh...
AMORE OLTRE L'AMORE....”
Concetto difficile da spiegare, perché si tratta di quell'amore che se conosciuto bene ti crea un legame talmente forte che va oltre le convinzioni, sociali e religiose e comunque ci porta sempre a ricercarlo anche dopo la morte.
Concludo dicendo:
“Un viaggio molto fantasioso che si snoda tra il bene e il male ed il tutto viene avvolto da un'ironia travolgente”.
Ecco... Tutto questo mi ha ispirato, appunto, personaggi come Re Credo e Maldì di Luna.

- Cerchi di ripercorrere nel testo 2000 anni storia, cosa pensi veramente del percorso dell'essere umano in questo arco di tempo?

Infatti come ho accennato poc'anzi mentre gli scritti sono rimasti fermi a circa 2000 anni fa l'uomo durante la sua esistenza si è evoluto, trascurando però nel momento in cui ha dato troppo peso agli scritti, l'eleganza del rapporto che avrebbe potuto avere con Madre e Natura.
Nel mio racconto ho voluto evidenziare il mondo degli animali con tutti i loro istinti... E su questo ci tengo a precisare che ogni specie animale pur seguendo le proprie regole non ha mai fatto e non farà mai del male alla “Divina Natura” al contrario di noi uomini che siamo dei perbenisti visivi ed egocentrici.
Oggi siamo circondati da scrittori seriosi, tristi e lugubri che non fanno altro che ristudiarsi i riassunti di cose già dette... siamo presi dall'egoismo più assoluto e non ricerchiamo più quella novità che, magari è nascosta dentro di noi, e che ritrovata ci possa far star bene con noi stessi e con gli altri.
Io, per finire, direi che l'uomo in questi ultimi millenni crede di essere diventato un santo... tutti santi ! Mentre ha bisogno di riprendere il concetto dell'umiltà... sapendo chiedere scusa, grazie, sapendo sbagliare ma sopratutto crescendo grazie all'errore e così sorridendo, perché il sorriso è una ventata di aria fresca dentro lo spirito. 



- Vuoi aggiungere ancora qualcosa sul tuo libro?

No sul libro no...Vorrei solo aggiungere che se ognuno di noi mettesse la vera passione nelle proprie idee... potrebbe far si che le stesse lascino un graffio nella nostra lustre storia...

- Credo che per concludere, i nostri lettori avranno bisogno ora di conoscere dove possono acquistare la tua opera.

Il libro lo potete trovare nelle migliori librerie tra cui la Ibs.it, La Feltrinelli, Libroco. Libreria universitaria, Editoria Siciliana ecc. ecc. ma il problema non è questo... bensì studiarselo perché è pieno di idee e di trovate originali.

- Grazie Salvuccio della tua presenza, ti auguro con gioia che tu abbia fortuna con la tua carriera di scrittore.

Grazie a te Stefano per me è sempre un piacere... A presto !

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Recensione:
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