venerdì 17 febbraio 2012

Mia immortale


Vorrei tacere il tuo nome, il mio consenso.
Vorrei vederti sola, nel vuoto. Come la Luna.
Spiarti, proiettata nel buio universale
dove donna scendi e in atomi ti scindi.
Guardare se realmente emani stelle dalle mani
ed espandi venti.
Se della Terra abbracci foci e sorgenti.
Se catturi il rosso di Marte, se rubi la veste a Venere.
Se fluttui nelle danze di Giove e risorgi poi
dagli abissi di Nettuno.
Se schivi le lame taglienti di Saturno
e così il sangue oscuro di Urano.
Se sai far comprendere al mio senno
la via Lattea che sgorga dal tuo seno, se sei tutto questo, tu,
la fune allacciata alla cima dell’inferno, voglio afferrarti.
Oltre il tempo di quel momento.
Se brilli in cielo per un misero suono di cornamusa,
voglio essere io a scriverti quella musica.
Se sei dipinta oltre la pittura, oltre la consistenza della stessa,
il mio costante disturbo pallido servirà a farti ricordare
che sei corpo di donna qui, custodia di verità divina.
 
Pietro De Bonis 
 
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3 commenti:

  1. Troppe parole e troppe ripetizioni secondo me, bisognerebbe lavorare un pò sulla forma.
    Però una donna vista in mezzo alle stelle, con metafore e descrizioni davvero fantastiche.
    Il contenuto è bellissimo!

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    Risposte
    1. Questo commento mi ricorda quello fatto a Mozart: troppe note, troppe note!! Non ho visto ripetizioni che fanno perdere forza al contenuto. Comunque sulla forma si può sempre lavorare!
      La poesia a me è piaciuta molto.

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