sabato 20 ottobre 2012

La piccola Fiammiferaia




La piccola fiammiferaia

(Tratto dall'omonima fiaba di Hans Christian Andersen)
Reinventata in chiave moderna da Stefano G. Muscolino


Ambra accese un fiammifero, con il calore della piccola fiammella riscaldò le mani, fin tanto che il vento non lo estinse; poi ne prese un altro.
La piccola sedicenne aveva il morale a pezzi, malgrado fosse Natale. Un giorno in cui tutte le famiglie si riunivano per festeggiare la nascita di Gesù bambino, tutte esclusa la sua. L'unica cosa a cui riusciva a pensare, erano le urla e le botte del padre che avrebbe ricevuto se fosse tornata a casa.
Stava appoggiata a un muretto da diverse ore. Il paese in cui viveva, si trovava accanto all'alta Gallura di Tempio. La montagna emanava il suo fascino, il clima però era glaciale.
Ambra non aveva mai conosciuto la madre, era stata cresciuta dalla nonna, morta ormai da più di un anno. Suo padre invece trascorreva il tempo a lamentarsi delle bollette, l'assicurazione, la spesa, il consulente, il foraggio per gli animali, ma in realtà erano scuse per prendersela con la figlia.
Lei cercava di aiutare come poteva, racimolava del denaro facendo la cubista in una discoteca, aveva però detto di lavorare alla cassa. Il padre all'antica, non avrebbe mai accettato quel tipo di mestiere, ma al tempo stesso non disprezzava i soldi che riusciva a portare a casa. A volte le piccole bugie aiutano a risolvere situazioni impossibili rifletteva Ambra, ma è anche vero che le bugie hanno le gambe corte e quando il padre si rese conto dell'imbroglio, non fu per niente comprensivo, ma anzi le alzò le mani.
Dopo quell'esperienza Ambra non ci volle più andare in discoteca e il padre fu soddisfatto che la figlia non uscisse più la sera. Tuttavia la pace regnante durò poco.

***
Nella sua testa riaffioravano i ricordi della settimana precedente.
Tutto accadde una sera, in cui Ambra si trovava in cucina a preparare spaghetti con cipolle, pancetta e pomodori freschi di campagna, una delle sue ricette preferite. Era diventata molto abile a far da mangiare. Il padre invece si occupava del coniglio, preso dalle gabbie che tenevano nell'orto. La femmina dal pelo marrone aveva partorito nuovamente, cosi il maschio poteva essere macellato. La preparazione si concluse e così si accomodarono al tavolo per cenare. Il padre era strano, silenzioso, teneva una lettera fra le mani: brutte notizie in arrivo pensò Ambra.
«Bastardi! Sono i politici che rovinano l'Italia, ecco un'altra tassa da pagare, ci vogliono vedere finire tutti sotto un ponte di questo passo...» la voce del padre era piena di rabbia e di rammarico, la mano contratta intorno a quel pezzo di carta.
«Di cosa si tratta?» chiese Ambra con un tono di voce diplomatico per non alterare ulteriormente il padre.
«L'IMU. Il consulente non era stato in grado di quantificarlo, non credevo fosse cosi alto. Avrei dovuto vendere il rudere e le terre a un prezzo stracciato, se l'avessi saputo prima! Maledetti!» gridò sbattendo il pugno contro il tavolo.
Ambra ebbe paura della reazione improvvisa del padre, soprattutto dopo aver intravisto dal bollettino l'ammontare della somma dovuta: 658 euro. Il padre ripresosi dal raptus di rabbia si risedette composto a tavola, con le mani a coprire il volto, stava piangendo ed era come se nevicasse in pieno agosto.
In effetti la notizia era stata un colpo al cuore anche per Ambra, la ragazza conosceva bene la situazione economica in cui versavano: la cooperativa agraria del padre non elargiva gli stipendi da diverso tempo, si diceva che ormai era imminente il fallimento. Il padre credeva ancora che si sarebbero ripresi, ma era una speranza quasi vana.
«Dai papà, troveremo una soluzione..» Ambra non sapeva cos'altro dire per tranquillizzarlo. L'alcool sarebbe stato un buon rimedio, se solo ne fosse rimasto. Nei giorni precedenti il padre aveva fatto fuori la riserva di vino e addirittura anche quella d'aceto, che era stato zuccherato e bevuto.
«Lasciami stare! Solo il proprietario della discoteca per cui lavoravi e che è ricco potrebbe salvarci, prestandoci i soldi che ci servono. Anzi, perché non provi a convincerlo?»
Ambra non era per niente contenta di quella richiesta, non gli piaceva fare debiti, sfidando gli occhi abbattuti del padre cercò di controbattere «E se tornassi a lavorare per lui? Non pensi che nella situazione in cui ci troviamo adesso, potresti chiudere un occhio se tornassi a fare la cubista?».
Il padre si alzò dalla sedia con i pugni chiusi e il viso contratto, grondante di sudore. Ambra sapeva che non era d'accordo sul fatto di avere una figlia cubista, ma continuò ad articolare le parole «Papà, mi danno cinquanta euro a serata, solo il tempo di rimediare i soldi. Ti prego, preferisco lavorare onestamente, che chiedere prestiti, non avendo la certezza di poter restituire il denaro!»
Lo schiaffo partì senza alcuna esitazione. Un filo di saliva rossastra mista a sangue rigò il viso della ragazzina e le lacrime iniziarono a scendere. Ambra si sentiva stordita per il colpo ricevuto, lesa fisicamente e moralmente da quel gesto.
Il padre per nulla pentito le disse «Vuoi lavorare? Prendi la mia collezione di scatole di fiammiferi da tutto il mondo, che abbiamo in casa e vai a venderli a un euro a pacchetto. Vediamo se sei capace di mettere su settecento euro onestamente. I soldi mi servono fra sei giorni, non tornare finché non te le sei procurati! Ricorda che se ti ritrovo ad andare in discoteca, mostrando le tue chiappe a tutti, compresi i clienti della cooperativa, ti ammazzo con le mie stesse mani! Spero di essere stato chiaro!». Cosi dicendo se ne andò in salotto a guardare la TV.
Ambra invece si diresse nello studio del padre e afferrò tutte quelle scatolette di fiammiferi, esposte in bella mostra come dei trofei, per riporle in un sacco nero della spazzatura. Con la faccia ancora arrossata corse fuori di casa, con l'intenzione di venderle.

***

Quei ricordi ancora le pungevano l'anima, come pezzi di vetro infilzati nel cuore.
Il ricordo dello schiaffo del padre era ancora vivido nella sua mente, anche se cercava di non pensarci.
Stava nevicando e il freddo penetrava fin dentro le ossa. Ambra continuava ad accendere fiammiferi, uno dietro l'altro, per scaldarsi le mani. Speravo di farcela e invece sono quasi otto giorni che vivo per strada, due di troppo per racimolare la somma, pensava Ambra fra sé.
Si era impegnata a fondo in quei giorni per tentare di vendere i fiammiferi. Avrebbe dovuto venderne almeno cento pacchetti al giorno, ma le macchine al semaforo solo raramente abbassavano i finestrini per comprarne. Oltretutto la concorrenza era agguerrita e la comunità rom non vedeva di buon occhio l'intrusione.
Per ben due volte Ambra era stata cacciata da una zingara, con qualche anno più di lei, che andava in giro con lunghi capelli neri, una gonna rossa e un maglioncino verde di lana. Quella ragazza elemosinava con un bicchierino di plastica fra le mani. La prima volta aveva aggredito Ambra con insulti, buttandogli una parte dei suoi fiammiferi nella neve con prepotenza e spintonandola sul marciapiede.
La seconda volta aveva chiamato dei suoi amici, che la controllavano a distanza e Ambra era corsa via dalla paura. Si era rifugiata allora in piazza Vittorio Emanuele II, per arrivare al sesto giorno avendo racimolato solamente ottanta euro. Aveva cercato di non spendere quasi niente, bevendo la neve sciolta nelle mani e mangiando panini del Mc-Donald abbandonati nell'immondizia.
Sconfortata Ambra aveva deciso, come ultimo appiglio, di dirigersi al Tucano Disco-Club di Franco Smile, il proprietario del locale dove aveva ballato come cubista.


***

Quando Ambra arrivò stavano ammodernando il locale. Un'elettricista in tuta blu era intento a collegare fili, mentre un altro praticava fori col trapano per mettere dei faretti. Vi erano anche pacchi semi imballati contenenti un'enorme sfera specchiata e delle telecamere, sicuramente destinate alla sala.
Franco Smile, il proprietario del locale, osservava lo svolgimento dei lavori, fumando una Cherserfield rossa. Grassoccio e con la testa calva, teneva la mano sinistra nella tasca, indossava una camicia hawaiana e gli occhiali color canarino da vero tamarro.
Ambra chiuse dietro di sé la porta a vetri e provò una piacevole sensazione di calore, grazie all'aria riscaldata del locale.
«Ambra, cosa fai qua?» disse Franco voltandosi con una faccia meravigliata «..ma come accidenti sei conciata?» si alzò gli occhiali per osservare meglio la ragazza.
Ambra imbarazzata cercò di scrollarsi di dosso un po' di polvere e di rassettare gli abiti pieni di macchie di sporcizia. Purtroppo le sole mani non bastavano per nascondere lo stato in cui si trovava. Era veramente imbarazzata a mostrarsi così davanti a quelle persone, con voce singhiozzante si rivolse al suo ex datore di lavoro «Vi prego, ho bisogno di parlarvi..»
L'uomo restò un attimo a fissarla, gettò via la sigaretta e disse «Vieni nel mio ufficio» dopo di che aprì la porta dietro ai banconi della biglietteria e fece segno alla ragazza di seguirlo. L'ufficio disponeva di una grossa scrivania color mogano e una poltrona in pelle nera, un ambiente elegante e raffinato al punto giusto.
Una volta dentro l'uomo chiuse la porta. «Di nuovo tuo padre?» chiese con sguardo molto serio. Ambra a quella domanda non rispose. Si fece forza e con lo sguardo basso, propose la sua richiesta d'aiuto «Sono venuta per chiedervi un prestito. E' arrivata una tassa molto alta e abbiamo bisogno di settecento euro. Mio padre vi restituirà la somma nel più breve tempo possibile».
Il viso di Franco, dopo quelle parole, abbandonò l'aura di compassione, per passare a un'espressione di ribrezzo. «Credi che io faccia affari prestando soldi?!» rispose secco.
«Mi scuso per la richiesta, ma non sarei qui se non fosse necessario. Anche seicento euro andrebbero bene, sarei disposta a lavorare, ma andrei contro il volere di mio padre se facessi di nuovo la cubista...» affermò piangendo.
«Non mi sei utile se non come cubista. Le barriste sono al completo, cosi come i ragazzi addetti al guardaroba e alla cassa. Per cui se non puoi fare quello non mi servi. Se ti presto dei soldi, lo dovrei fare anche con tutti gli altri e così finirei per chiudere il locale. Mi dispiace ma non ti posso aiutare.» disse con tono risoluto.
«Capisco. Posso chiedervi qualcos'altro?» chiese Ambra asciugandosi le lacrime.
«Cosa?» rispose l'uomo infastidito dall'ulteriore richiesta.
«So che vendete della roba in questo locale, vorrei comprare una pasticca. Voglio sballarmi e non pensare a niente almeno per una sera, come tutti i ragazzi che vengono in questa discoteca.» domandò la ragazza in tono serio.
Franco tamburellava le dita nervosamente sul tavolo, dopo una piccola pausa rispose alla richiesta «Ambra, tu non hai nemmeno 18 anni. Non pensi che dovresti rivolgerti invece a un assistente sociale? Se eri maggiorenne potevi magari venire a casa mia, avremmo risolto i tuoi problemi con molta calma, ma sei minorenne...»
Ambra lo interruppe buttando ottanta euro sul tavolo, tutto quello di cui disponeva «Adesso posso avere la pasticca?!» richiese infastidita.
Franco Smile apparve completamente confuso dalla situazione, distolse gli occhi dalla ragazza e fece un lungo sospiro. Tirò fuori dal cassetto un sacchetto pieno di pillole, ne prese una e la mise sul tavolo. «Non prenderne mezza come fanno tutti, dividila in quattro parti e prendine una, non di più perché può essere pericoloso per te!».
Ambra annuì con la testa e se ne andò, tornando per strada.


***

La bora soffiava impetuosa, continuando a spegnere i fiammiferi che Ambra accendeva. Era bello osservare i fiocchi di neve cadere, meno piacevole era sentire le gambe totalmente atrofizzate dal gelo. Stava piangendo, mentre prendeva la pasticca per intera senza alcuna esitazione.
Cosa devo temere? Di sentirmi male? Di morire? Mi viene solo da ridere a questi insulsi pensieri. L'unica cosa che riusciva a consolarla era il ricordo della nonna, quanto sarebbe stato bello averla ancora vicino.
Ambra osservava le luci accese dentro le case, di sicuro tutte quelle persone stavano guardando qualche film natalizio, mentre aprivano i regali di Natale. C'è chi troverà il solito portafoglio, un profumo, altri esulteranno per aver ricevuto un nuovo cellulare o una busta con dentro dei soldi.
Un formicolio le pervadeva il corpo, le luci sembrava quasi la volessero ipnotizzare, i colori si erano intensificati e pulsavano. La ragazza, seduta accanto al muretto, si alzò in piedi e stranamente si sentì leggera come una piuma.
Prese la scatola dei fiammiferi e ne accese uno. Sembrava emanare una luce bellissima. Appena distolse lo sguardo dalla fiammella notò davanti a lei una stufa in pellet: com'è possibile che sia comparsa dal nulla? Pensò Ambra meravigliata. Si accostò a quella visione e sentì il corpo riscaldarsi. Ma la sensazione non durò molto, appena il fiammifero si spense, la stufa scomparve.
Così ne accese un altro, ma invece della stufa apparve un bellissimo tavolo bandito a festa, con al centro un'oca arrosto, servita su un vassoio d'argento e tante bibite e altro cibo tutt'attorno. L'oca sembrava quasi guardarla e a un tratto gli fece l'occhiolino. La cosa era cosi assurda che Ambra scoppiò a ridere, sapeva benissimo di essere completamente fatta.
«Ambra!». All'improvviso da dietro una voce familiare interruppe i pensieri della ragazza. Si voltò e restò allibita da ciò che vide «Nonna? Ma sei veramente tu?».
Era proprio lei. Riconosceva i suoi capelli grigi, il volto, gli occhiali dovuti all'età e il crocifisso che portava sempre al collo. La nonna guardò la nipote con un viso triste, era avvolta da una luce bianca intensa. Dietro la donna c'era una porta aperta, apparsa nel bel mezzo di un muro. In essa si poteva intravedere un cielo azzurro con qualche nuvola illuminata da un'intensa luce solare.
Malgrado fosse solo un'illusione, Ambra andò di corsa ad abbracciare la nonna, che ricambiò l'abbraccio.
«Nipotina! Ora non ti potrà succedere più nulla. Ti ho sempre aspettata, ma non volevo che accadesse così presto» disse, mentre la ragazza si ricomponeva.
«Non capisco nonna cosa intendi con “così presto”». In risposta la donna puntò il dito dietro alle spalle della ragazza.
Ambra si voltò e ciò che vide la terrorizzò: il suo corpo si trovava a terra, pallido come la neve, con il naso insanguinato e gli occhi sbarrati che fissavano il vuoto. Era morta. Si rivoltò verso la nonna per non guardare ulteriormente quella scena.
La donna la rassicurò tenendola per mano «Vieni nipotina! Ti porto in un luogo dove saremo al sicuro da ogni dolore terreno, per sempre».
Ambra non riuscì a dire nulla per lo shock appena provato, ma dentro di sé si sentì felice di essere di nuovo insieme alla sua amata nonna. Si incamminarono cosi verso quella strana porta...



domenica 26 agosto 2012

Condannati a vivere

 
 
 
"Condannati a vivere" è il primo libro di poesie scritto da Pietro Filocamo.
Questa prima raccolta di poesie,che attraversa un periodo lungo dieci anni,
contiene tutti i momenti e le vicissitudini attraversate dall'artista.
Già dal titolo si nota un pessimismo nei confronti della vita,un pessimismo 
leopardiano che fa intravedere,pur nel dolore quella flebile speranza di una 
luce,di un soffio che permette di cogliere i fugaci istanti di felicità della 
vita di ogni giorno.
 
 



Il lettore non deve farsi ingannare dal titolo che, appunto, può trarre in 
inganno;basta scorrere le pagine e lasciarsi invadere dalla poesia che amplia 
in svariati temi: dal sociale,dove ricorre il tema della droga, (Terribile 
realtà) al tema dell'amore con le sue svariate frasi di amori finiti, mai 
iniziati, storie vissute da ognuno di noi in ogni fase dell'età (Lettera 
d'amore);dalla contemplazione della natura, del cielo con i suoi astri, del 
mare, del susseguirsi delle stagioni(Mare inquieto), al veloce scorrere del 
tempo che dalla giovinezza ti catapulta nella vecchiaia (Terza età); dai 
ricordi vissuti guardando i bambini di oggi, ma vivendo dei giorni di ieri (Non 
torneranno più), alla riflessione e contemplazione dell'Eterno a volte quasi 
non creduto presente ma spesso confidante in Lui (Ai piedi della Croce).
Una raccolta che va letta tutta d'un fiato e poi rifletta per coglierne ogni 
piccolo aspetto, ogni caratteristica.....il profondo dell'artista stesso che 
rivela tutto il suo io, le sue emozioni, i suoi sentimenti; un libro che porta 
nel cuore di chi lo legge "poesia", che ti pone davanti alla vita e ti fa 
pensare; un libro che affrontando i temi della sofferenza umana causata dalle 
malattie e dalle guerre dovrebbe entrare nei cuori di chi può fermare questo 
dolore o indurlo a riflettere sul vero significato della vita.
 
Recensione a cura di Francesca Venuti 
 
 


 


Autore: Pietro Filocamo
Anno: 2005
Collana: Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
Dimensioni: 14x20,5
Pagine: 104
Prezzo: Euro 9,40 (attualmente scontato a 7,99 euro)
ISBN: 8883568591 






 
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venerdì 13 luglio 2012

Il drago infinito


 
"Il drago infinito - i custodi" è il titolo di questo avvincente romanzo 
fantasy - come lo definisce M. Del Duca - capace di appassionare dalla prima 
all'ultima pagina. Contiene una trama fittissima e ricca di personaggi; non vi 
è pagina che non conosca avventure sorprendenti che fanno trattenere il fiato. 
La giovane scrittrice ha intessuto una trama con una notevole capacità creativa 
e fantasia narrativa; il romanzo è avvincente, ricco di particolari dove anche 
la descrizione dei luoghi è fantastica e accattivante tanto da trasportare il 
lettore in quel meraviglioso mondo fantastico e da far vivere insieme ai 
personaggi le straordinarie e fantastiche avventure, quanto pericolose che si 
susseguono.  "Lo stile - prosegue Del Duca - è semplice, preciso, limpido, puntuale e 
tende sempre a descrivere in modo convincente il più semplice avvenimento".
 E' un libro veramente coinvolgente che fa attendere, quando si giunge alla 
fine, il seguito che non tarderà ad arrivare; per che è rimasto coinvolto dalla 
saga de "Il signore degli anelli" troverà in questo romanzo una valida 
alternativa......
Recensione a cura di Francesca Venuti 


Titolo: Il Drago Infinito - I custodi
Autore: Maria Stella Bruno
Anno: 2006
Collana: Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
Dimensioni: 15x21
Pagine: 0
Prezzo: Euro 18,00
ISBN: 8860372054


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giovedì 10 maggio 2012

Recensione Divina Ironia




 Per conoscere la recensione, clicca: Qui

Per conoscere l'intervista Salvuccio Barravecchia 
con Stefano G. Muscolino,  clicca: Qui



Recensione a cura di Dr. PAOLA MATTEI GENTILI

 
Mi hanno chiesto di recensire questo libro “LA DIVINA IRONIA” così per prima cosa l’ho letto …
“Conditio sine qua non” per recensire un libro, è leggere il libro in questione , sapere di cosa stia parlando e finalmente, farsene un’idea, la quale il più delle volte è superficiale, incompleta, inesatta..Il termine “recensione” deriva dal latino e vuol dire “riflettere”… e qui si riflette tanto… perché anche se devono essere forniti al lettore elementi interpretativi, che analizzino gli argomenti in relazione, ad esempio, il contesto sociale in cui si svolge il racconto, oppure ciò che l’autore ha voluto dire facendo compiere determinate azioni ai propri personaggi, all’improvviso si apre il sipario e il libro scorre velocemente riga dopo riga racconto dopo racconto… il libro LA DIVINA IRONIA addirittura travolge… nel suo impeto creativo, l’obiettivo di un buon libro deve essere proprio questo: spingere alla comprensionedegli eventi raccontati. Per “spingere a riflettere” sui contenuti di un libro, si devono possedere precisi elementi che soddisfino tutti i criteri di apprezzamento. Una corretta lettura, deve avere elementi assolutamente imprescindibili, deve avere elementi valutativi, che diano un giudizio complessivo, elementi cognitivi che permettano la comprensione e infine deve dare al lettore, un filo logico assai simile al “filo di Arianna”, che districhi nei labirinti della mente, lo sciogliersi della trama… lieve come un raggio di sole, questo filo solleva ed evidenzia il pulviscolo, in cui danzano le parolecon le risate compiaciute e compiacenti, i sorrisi complici che lo scrittore intende far affiorare nei lettori… Soltanto osservando questi principi, il libro assolve alla sua funzione originale e permetta di avere tutte le informazioni necessarie per farsi una propria idea sull’argomento trattato. Un libro deve quindi essere scritto, mettendo in relazione prima i tratti caratteristici, poi l’uso delle figure retoriche, il modo di descrivere gli ambienti e le persone, l’ironia e la consapevolezza che la trama determina. Se vi trovate in una situazione del genere e ancora non capite cosa state leggendo, pagina dopo pagina il contenuto vi sembra ostico, prendete in esame due possibilità: o l’autore di cui state leggendo è uno dei più brillanti scrittori della terra e voi state leggendo un’ opera che fra non molto vi apparirà come un’ epifania , o voi non siete i più brillanti lettori della terra…. ma in ogni caso il libro LA DIVINA IRONIA è lì e vi fa l’occhiolino, vi chiama a gran voce, vi reclama fino in fondo, perché capiate l’importanza di quel che è fra le vostre mani, perché su quei fogli scritti è appena nato qualcosa di immenso, incredibile, importante è nata un’ idea, una vera idea, l’elemento l’essenziale per un vero bellissimo libro…

Dr. PAOLA MATTEI GENTILI

Le finestre dei pensieri



Le finestre dei pensieri

PAGINE : 152
ISBN : 9788865955758
PREZZO € 13,80  

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Prefazione a cura di Federica Bedendo


Questo è il sottofondo che ho immaginato leggendo questo
libro: una persona qualunque, che fa le cose di tutti i
giorni come scegliere cosa indossare, che nel frattempo
pensa. Le finestre dei pensieri è la trascrizione di una riflessione
che ha un’aria di spontaneità tale da darci
l’impressione di essere stata scritta sul treno, di ritorno
da un viaggio o in una domenica pomeriggio in cui fa
ancora troppo caldo per uscire, aspettando l’ora di incontrare
gli amici. «Chissà quante volte vi siete chiesti,
ma cosa pensiamo? Perché pensiamo? E ancora, ma
quanti pensieri si hanno in una giornata?», così comincia
il libro di Alessandro Bagnato, un po’ come se ricordasse
di quando era bambino, di quando aveva fatto
domande simili al papà e alla mamma. Tutti abbiamo
pensato al pensare, un po’ come abbiamo pensato al
perché del perché. Qui ritroviamo le nostre domande e
l’opinione di Alessandro Bagnato. Certo, l’opinione, perché
com’egli stesso ricorda, questo libro non ha nessuna
pretesa di scientificità, sia chiaro. Bagnato è un filosofo
che fa il suo mestiere: si chiede, analizza e propone. Si
pone la domanda più banale del mondo, ma forse quella
fondamentale: si sente spesso dire che ciò che differenzia
gli uomini dagli altri esseri viventi sia proprio la facoltà
di pensare, quindi si occupa di un tema importantissimo.


Da bravo filosofo, la prima cosa che gli viene
spontanea fare è confrontare il pensiero di altri filosofi
per vedere come hanno risposto a questi quesiti, ma non
si accontenta certo di riportare le loro opinioni, non ragiona
sulla risposta più plausibile, non si affida al più
stimato, Bagnato riflette sulle loro affermazioni e formula
ulteriori pensieri, ipotesi e domande. Si occupa del
pensiero secondo vari temi altrettanto banali ma fondamentali
perché ci coinvolgono nella vita di tutti i giorni:
per questo la canzone citata sopra è così adatta. Le finestre
dei pensieri racconta quello che succede dentro di
noi in maniera naturale e spontanea. Nella stessa maniera
naturale e spontanea, questo libro porta con sé una
grande critica indiretta al mainstream, che forse è ciò
che rende quest’opera così interessante: se tutti noi ci
poniamo queste domande, se tutti noi riflettiamo, se tutti
noi siamo curiosi, se restiamo affascinati dal funzionamento
della nostra mente, perché nessuno ne parla?



Perché se accendo la televisione, non trovo l’ospite di un
talk show che mi spiega cosa avviene dentro di me
quando “mi viene in mente” qualcosa? Semplice: non è
un argomento popolare! Non riguarda il gossip, le avvenenti
signorine, gli idoli calcistici o i politici corrotti,
quindi non è un argomento divulgabile: non è considerato
appetibile, anche se tutti ne fanno esperienza. Le co11
pie più vendute dei quotidiani sono quelle che riportano
notizie di avvenimenti inquietanti, ragion per cui esistono
le «notizie gonfiate», spesso piene di banalità e luoghi
comuni. Tutto ciò è distante anni luce dalla motivazione
che spinge Bagnato a scrivere: Bagnato non vende un idea,
egli vuole allargare i nostri orizzonti, aprire le nostre
finestre dei pensieri.

giovedì 3 maggio 2012

SYMPOSIUM



Comunicato Stampa




SYMPOSIUM - Lungo la strada

ISBN Cartaceo: 9788897587637
ISBN e_book: 9788897587651
Numero pagine 200


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Antologia illustrata in pubblicazione per Aprile 2012, GDS edizioni, a cura di Alexia Bianchini con prefazione di Paola Boni. L’antologia comprende 10 racconti di genere fantastico.
 
Il ricavato degli autori del progetto Symposium andrà all'associazione “Liberi Tutti!”
 
Autori: ALEXIA BIANCHINI, SAMANTHA BALDIN, NICOLA D’ONOFRIO, CLAUDIO CORDELLA, ANNA GRIECO, GAETANA FIORELLA, STEFANO SACCHINI, MAURIZIO LANDINI, SERENA MYRIAM BARBACETTO e SABRINA RIZZO
 
Illustratori: MAX RAMBALDI (copertina), LUCIA ALOCCHI, SIMONE MESSERI, TERESA GUIDO, SARA CUCCU, JESSICA PRIMANI, FRANCESCO SIMONE e SAVERIA VALENTINA MASCHIO, che ha creato anche i book-trailer.
 

Bianchini, la curatrice: “Il progetto “Symposium” è nato con l’intento di raccogliere racconti di genere e sottogenere fantastico, in modo da offrire al lettore una carrellata di stili e storie diversi fra loro, pur appartenendo tutti quanti al mondo dell’immaginario. La mitologia classica, le stranezze del weird, i paradossi dei viaggi temporali, le creature dei racconti horror come i lupi mannari, vampiri e demoni, senza dimenticare Intelligenze Artificiali e post-umani, nessuno di loro è stato tralasciato, cercando di offrire un panorama il più possibile completo dei regni della fantasia. Tutti i partecipanti, auto-nominatisi Bardi oltre la Soglia, sono stati coinvolti in un lavoro letterario di gruppo, analogo a quello dei circoli letterari tradizionali, protrattosi per più di un anno. Istituito un gruppo segreto su Facebook, utilizzando questo social network come uno strumento di lavoro e cooperazione, sono stati dati i termini e le condizioni per partecipare. Oltre alla lunghezza del testo, abbiamo fatto in modo che nessun racconto si accavallasse, cioè senza ripetizioni di temi-chiave o di qualsiasi altro elemento importante nella narrazione, imponendo al tempo stesso un identico incipit per tutti: Lungo la strada…
 


Ogni volta che una novella era pronta, veniva postata nel gruppo per avere il riscontro da parte di tutti i partecipanti, scrittori e disegnatori compresi. È stata data la possibilità di inviare anche due racconti, in modo che il gruppo avesse la possibilità di scegliere il migliore. Il lavoro è stato svolto in maniera accurata e democratica. Lo scopo di questa antologia non è stato solo quello di riunire amici scrittori e disegnatori, ma anche di poter offrire al lettore una visione ampia della letteratura fantastica, creando scenari e intrecci diversi tra loro in grado di sorprenderlo. Purtroppo negli ultimi anni c'è stata una generale tendenza a ghettizzare certi generi, mettendone al contrario in risalto alcuni. In tal modo molti potenziali lettori non si avvicinano a tutta una serie di opere, a causa dell'errata convinzione che esse non siano di loro interesse. Quest'antologia nasce anche con l'obiettivo di combattere simili pregiudizi e far conoscere temi, generi e modi di raccontare che a nostro avviso possiedono ancor oggi la capacità di affascinare il lettore.”
 
Il gruppo aperto sul social network Facebook dedicato a questo progetto lo trovate qui:
 
I book-trailer di S. V. Maschio sono visibili su Youtube:




Racconti presenti nell’opera:

Le figlie dell’arca
Scritto da Samantha Baldin - Genere: fantascienza - post-apocalittico
Tagli netti sulla nuda pelle
scritto da Alexia Bianchini - Genere:fantasy - dark-weird
Deterso dalla brace delle mie dita
Scritto da Maurizio Landini - Genere: fantascienza militare
Polvere
Scritto da Nicola D’Onofrio - Genere: fantasy classico
Anche gli orchi piangono
Scritto da Stefano Sacchini - Genere: fantasy demenziale
Genetrix
Scritto da Gaetana Fiorella - Genere: fantascienza cyberpunk
Libertus
Scritto da Serena Barbacetto - Genere: fantascienza - viaggi nel tempo
Stavros
Di Anna Grieco - Genere: fantasy - mitologico
Servo della luna
Scritto da Sabrina Rizzo - Genere: fantasy - licantropi
Filakismeno soma
Scritto da Claudio Cordella - Genere: fantascienza - post-umani


venerdì 13 aprile 2012

Intervista a Salvuccio Barravecchia




- Ciao Salvuccio, Ormai ci conosciamo bene e sono contento di avere la tua presenza.

Grazie Stefano per me è un vero piacere aver ricevuto il tuo invito e ne approfitto nel farti i miei complimenti sia per le tue bellissime iniziative che per il tuo visitatissimo Blog.
Per me è sempre un piacere parlare con una persona piena di idee.

-Ti ringrazio. Allora, siamo qua per parlare della tua carriera di scrittore. La prima cosa che mi viene da chiederti e chiedo a tutti, quando e cosa è stato che ti ha spinto a scrivere?

Non penso che ci sia mai stato un qualcosa che mi abbia spinto a scrivere, piuttosto direi che è stata LEI che trasmettendomi se stessa, mi ha spinto a scrivere.
Mi ricordo che alle elementari avevo una maestra che amava sia la letteratura che la poesia, su questo era abbastanza severa, e quando ci assegnava i compiti metteva spesso delle belle poesie da imparare a memoria.


Quando tornavo a casa e studiandole, notavo che mi piacevano ma anche mi facevano venir voglia di crearle a modo mio.
Dopo aver finito di studiare, scendevo in strada a giocare con gli amici e tra risate, discorsi e favole mi divertivo a raccontargli delle storia inventate da me, dove i personaggi principali erano loro stessi.
Mi ricordo in particolare un mio amico che tra un discorso e l'altro mi disse:
“Miiiiihh... sembrano vere !”
Inoltre all'età di quattordici anni mi regalarono per il mio compleanno una chitarra classica, che non ho mai imparato a suonare, al massimo ci strimpellavo; ma con la quale mi divertivo a recitare versi inventati toccando le corde di una chitarra del tutto scordata.
Poi quando me ne andai a vivere a Bologna cambiò tutto e tra scioperi, manifestazioni, riunioni, divertimento e locali ci fu un mio amico che mi disse:
“Ma perché non scrivi un libro ?”...Hahahah.
Comunque ritornando al discorso iniziale, penso che la scrittura sia la prima cosa mentre la passione è una conseguenza. La Poesia arriva come un fiume in piena... ed ha bisogno di essere scritta.

- Parlami delle opere che hai realizzato durante la tua carriera. Come si chiamano e di cosa trattano?


Allora quelli ufficiali sono tre, le altre sono sempre nel cassetto, e sono:
“Canzoni opere o omissioni ? Ciak stavolta si gira”, “La Poesia dentro e fuori”, ed infine “La Divina Ironia”.
Il primo è un libro un po' particolare infatti nella prima parte si racconta di un paese immaginario, piccolo o grande che sia, dove si evidenziano spunti critici e riflessivi in una realtà politica e sociale che può essere quella nostra e cioè quella che viviamo tutti i giorni, narrando le peripezie dei personaggi di spicco del mio paese natale dove si prendono di mira i vari malesseri sociali con ambio uso di metafore e ironia , un po' come dire:
“E' da (Comodisti) inalberarsi contro il ministero e non contro la vicina amministrazione locale”.
Quello che voglio dire... e che per far si che avvenga il cambiamento sociale, bisogna partire sempre dal piccolo e cioè dal nostro luogo comune.
Infatti ho deciso di scriverlo con l'utilizzo di un dialetto verbale, che non si può dire lo so, però per me è stato molto divertente giocare sul fatto che il “Dialetto” in sé non possiede nessuna tecnica scritta. Nessuno, infatti, può affermare con certezza che il dialetto vada scritto in un modo o nell'altro. Quindi girando attorno a questo concetto ho pensato appunto di scriverlo per come lo parlassi aggiungendo alla mia educazione dialettale versi e accenti di altre regioni italiane e su questo... Bologna mi ha offerto tanto.
La seconda parte di questo libro invece racchiude 32 testi che variano dalla Canzone, e cioè pennellate ironiche a dottori, avvocati, professionisti sino ad arrivare ai più mostruosi politici; all'Omissione ovvero una specie di rottura con il passato culturale dove per certi sensi si prende in giro l'aspetto cinico di un questo paese immaginario.
All'Opera in cui il discorso è a parte, in parole povere... una ripresa della coscienza che a sua volta sposa l'uso della poesia.
Io sono molto affezionato a questo libro proprio perché si colloca, secondo la mia opinione, tra le massime espressioni dell'anticonformismo. La struttura dei testi è completamente inventata da me, escludendo i personaggi, e questo fa si che siano delle pennellate sempre attuali.
Con “La Poesia dentro e fuori” invece il discorso cambia totalmente. Ho cercato di riempire l'anima di colori, ricercando dentro di me quella parte più intima e nascosta nella parte più profonda della mia stessa passione.
La Poesie deve trasmettere sensazioni, emozioni, eleganza, amore... io ho cercato di evidenziare una melodia di dialogo interno cercando di inventare una nuova forma di propria espressione.
Un pò come dire...
“Dove finisce la parola inizia la poesia”.
Concludendo, voglio puntualizzare che il blocket scritto in francese contenuto in questo opuscoletto è volontariamente scritto in maniera errata. Proprio per evidenziare il fatto che la poesia sposa solo la grammatica italiana, per via della sua vastità di linguaggio.

- Esattamente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi lettori Salvuccio?

Diciamo che per vivere al meglio la vita non bisogna per forza di cose attaccarsi ad una psicologia tramandata, facendo così si corre il rischio di avere un'uniformità, a volte anche pericolosa, di pensiero. L'uomo durante la sua esistenza si è evoluto, nei modi di fare e di interagire con tutto quello che lo circonda, mentre gli scritti sono rimasti fermi al momento del loro concepimento e senza subire alcuna rivoluzione storica.
Tutto questo può diventare un vincolo e quindi rallentare le nuove scoperte soprattutto quelle spirituali e cioè la continua ricerca della libertà e del vero rispetto.
Secondo me l'unica cosa che nella storia, e oltre qualsiasi scritto, ha trasmesso rispetto, unione e mai le guerre, è stata ed è tutt'ora l'Arte nata per trasmettere amore, leggerezza e passione.
La vera Arte in tutte le sue forme è la vera rivoluzione del pensiero.
Anche nel presentare i miei libri ho cercato sempre la novità, infatti non mi sono mai avvalso di relatori o professori ma solo ed esclusivamente della mia fantasia.
Ricordo che fin dai tempi in cui abitavo a Bologna ed esattamente dal 2002 andavo in giro nei vari locali a presentare i miei testi, che a sua volta venivano interpretati da terzi sia come poesia sia come teatro, con l'ausilio di un chitarrista molto tecnico e creativo (su questo ero e sono molto puntiglioso), da li e in tutte le mie successive presentazioni ho sempre avuto un chitarrista al mio fianco.
Secondo me lo scopo della Dea Guitar, nelle mio modo di presentare, è quello di unire la poesia con la sua stessa anima.

- Io ho qua in mano un tuo libro, è il libro che tu stesso mi hai spedito
e di cui ti ho scritto una recensione. Quello che adesso voglio, è parlare proprio di quest'opera
in particolare "La divina Ironia". Innanzitutto è curioso il titolo, perchè lo hai chiamato in questo modo?


Il titolo del mio libro l'ho scritto pensando alla cultura greca, alle sue mitologie, alla sua fantasia, alla sua drammaticità, alle sue paure, alle sue divinità ma sopratutto a qualcosa che crei diversità nella novità stessa.
Ho cercato con la mia fantasia di creare una religione diversa cercando di indirizzare il lettore verso l'armonia della vita, una religione più divertente del solito, dove si vanno a toccare concetti molto profondi che l'uomo spesso ha paura d'affrontare.
Infatti, e questo è il tema del libro, vivere la propria vita intensamente porta ad arricchire i nostri ricordi.
Il profilo ironico che avvolge tutto il racconto, fa si che tutti i personaggi diventino immaginosi piuttosto che immaginari.
A questo punto, voglio puntualizzare che la signora Ironia, se usata bene, è di suo molto elegante, tagliente e divertente... ecco perché l'ho voluta chiamare “Divina”.

- Il senso Ironico della vita è fortemente trasmesso in quest'opera. Giochi molto su una narrativa
molto schietta, umoristica e intrigante. Cosa ti ha ispirato a personaggi come Maldì di Luna e Re Credo?

Maldì di Luna rappresenta la visione teatralmente comica del diavolo, accompagnato da “L'Uomo vestito approssimativamente anni 300” ovvero Dante Aligheri, mentre Re Credo, al contrario rappresenta la parte più seriosa ma anche più sbadata del nostro Dio, a sua volta accompagnato da Pedro ossia San Pietro.
Tutti insieme si ritroveranno a ricercare nei loro rispettivi mondi, i primi due in paradiso mentre gli altri due all'inferno, un'anima dispersa e di nome Michele per Bene. L'allarme viene dato dalla moglie (la Signoroccia Biancoccia) di quest'ultimo che dopo essere passata a miglior vita continuava a cercare l'anima di suo marito e così continuare il loro eterno Amore.
Eheheheh...
AMORE OLTRE L'AMORE....”
Concetto difficile da spiegare, perché si tratta di quell'amore che se conosciuto bene ti crea un legame talmente forte che va oltre le convinzioni, sociali e religiose e comunque ci porta sempre a ricercarlo anche dopo la morte.
Concludo dicendo:
“Un viaggio molto fantasioso che si snoda tra il bene e il male ed il tutto viene avvolto da un'ironia travolgente”.
Ecco... Tutto questo mi ha ispirato, appunto, personaggi come Re Credo e Maldì di Luna.

- Cerchi di ripercorrere nel testo 2000 anni storia, cosa pensi veramente del percorso dell'essere umano in questo arco di tempo?

Infatti come ho accennato poc'anzi mentre gli scritti sono rimasti fermi a circa 2000 anni fa l'uomo durante la sua esistenza si è evoluto, trascurando però nel momento in cui ha dato troppo peso agli scritti, l'eleganza del rapporto che avrebbe potuto avere con Madre e Natura.
Nel mio racconto ho voluto evidenziare il mondo degli animali con tutti i loro istinti... E su questo ci tengo a precisare che ogni specie animale pur seguendo le proprie regole non ha mai fatto e non farà mai del male alla “Divina Natura” al contrario di noi uomini che siamo dei perbenisti visivi ed egocentrici.
Oggi siamo circondati da scrittori seriosi, tristi e lugubri che non fanno altro che ristudiarsi i riassunti di cose già dette... siamo presi dall'egoismo più assoluto e non ricerchiamo più quella novità che, magari è nascosta dentro di noi, e che ritrovata ci possa far star bene con noi stessi e con gli altri.
Io, per finire, direi che l'uomo in questi ultimi millenni crede di essere diventato un santo... tutti santi ! Mentre ha bisogno di riprendere il concetto dell'umiltà... sapendo chiedere scusa, grazie, sapendo sbagliare ma sopratutto crescendo grazie all'errore e così sorridendo, perché il sorriso è una ventata di aria fresca dentro lo spirito. 



- Vuoi aggiungere ancora qualcosa sul tuo libro?

No sul libro no...Vorrei solo aggiungere che se ognuno di noi mettesse la vera passione nelle proprie idee... potrebbe far si che le stesse lascino un graffio nella nostra lustre storia...

- Credo che per concludere, i nostri lettori avranno bisogno ora di conoscere dove possono acquistare la tua opera.

Il libro lo potete trovare nelle migliori librerie tra cui la Ibs.it, La Feltrinelli, Libroco. Libreria universitaria, Editoria Siciliana ecc. ecc. ma il problema non è questo... bensì studiarselo perché è pieno di idee e di trovate originali.

- Grazie Salvuccio della tua presenza, ti auguro con gioia che tu abbia fortuna con la tua carriera di scrittore.

Grazie a te Stefano per me è sempre un piacere... A presto !

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Recensione:
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