Memorie romantiche di
un naufrago:
Robinson Crousoe.
Ricordo una donna. Era
fatta di sabbia,
sembrava non finire il suo abbraccio
tanto era grande ai miei
occhi.
Accanto a lei si arenavano
i toni
levigati d’azzurro verde e corallo
le pietre morbidamente
immerse …
trovai anche i raggi del sole:
adagiati nel fondale come
lingotti d’oro.
Un giorno bevvi
controvoglia un sorso d’azzurrità nera
affondava come una lama
tra i miei capelli che fluttuavano
mentre io persi i sensi
nello scacco dell’oceano.
In quell’attimo vidi il
mio destino.
Mi apparvero lontani:
gli abiti d’organza
delle donne che amai e i miei compagni,
petali rosso grondante
sparsi in un silenzio
tombale e noncurante.
Piombò un presente fatto
di onde,
che emetteva fiati echeggianti nelle grotte …
… ci faceva così paura,
non se ne andava mai, mai davvero.
Ricordo una donna, aveva
palme e noci di cocco per seni
( il candido siero che ne
bevvi)
Cangiavi i suoi veli di
sabbia fine, d’oro di giorno,
argentati di notte …
erano così
meravigliosi.
Posavo sul suo lungomare
come un colombo
posa le uova dei suoi piccoli,
su un vaso di terra umida.
Io per anni deposi lì le mie radici.
Il giorno mi svegliava il
mare
I ricordi riemersero come
dolci terrori.
Allora la odiavo con tutto me stesso.
Amata e odiata l’isola,
fu la donna che segnò il mio avvenire
mi sostenne come un
relitto le speranze e i sogni
mentre gli abiti d’organza
e le donne

