domenica 11 dicembre 2011

Pietro De Bonis

A te che non piangi più 
 
A volte vorrei vivere come i tuoi occhi 
quando fanno le lacrime. 
Patire nel pianto un sorriso di mamma
anche se te non piangi più, 
partorire nel silenzio un canto di bambino 
dipingerlo con chiazze di sangue amaranto.

A volte vorrei tornare a sguazzare come una carpa 
nel mare dolce che hai dentro.
Risalire la profondità intima incerta 
per rivederti luce ferma 
filtrare a fiotti la tua immagine
ingerirne la linfa fino a sgorgare rugiada dalla bocca.

Impazzirei di stupore perdendo senno e contegno
se dopo un mio capriccio sentissi di nuovo 
la tua mano sopra sfiorarmi.
Ho bisogno ancora di darti spasmi 
in quell'acque esagitate,
ho bisogno di saltare fuori da quegl'argini
perché ho bisogno tuttora di avere paura 
umana della tua figura,
per il concetto stesso di vita che ora muore 
e ora cresce. 

A volte vorrei vivere come le tue braccia 
quando accolgono.
Stringermi al petto Gesù 
fasciarlo
con le mani della Vergine 
medicarlo,
rinnovare quel celeste gesto ad ogni suo immune lamento.
Poi vorrei essere io Gesù 
col capo chino portarmi sino al tuo mento
guarire assistito dal caldo respiro
che t'appartiene.

Tutto questo per vedere cosa si prova a essere donna, 
Dio e Madonna. 
 
Anche se te non piangi più
a volte vorrei addossarmi tutte le colpe del tuo travaglio. 
Da figlio mi sono fatto uomo 
solo per renderti grazia 
e salvarmi. 

Dichiaro che la poesia è Natalizia e quindi gode del bonus di +5 punti.

Torna Indietro

8 commenti:

  1. Molto lunga , forse troppo. Si disperde. All'inizio mi piace molto, poi ... non saprei come definirla.
    Non male comunque.
    Claudia R.

    RispondiElimina
  2. A parte le connessioni religiose, che mi lasciano indifferente, definirei questo brano un ringraziamento alla madre che da' la vita. D'altra parte, una poesia e' come un bel quadro...ognuno da' la propria interpretazione a secondo delle sensazioni. Carissimo Pietro, sono curiosa di sapere se questo e' cio' che intendevi comunicare...me lo diresti per favore? Grazie e buona fortuna. Marcella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Marcella, la poesia è un ringraziamento a mia madre per tutto. Raramente metto in mezzo la religione ma questa poesia è uscita da se e l'ho lasciata stare. Grazie a te!

      Elimina
  3. Più che una poesia è una supplica del tutto religiosa! Comunque la fantasia non ti manca.Bravo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non metto quasi mai la religione nelle mie poesie, ma questa è uscita così. Ti ringrazio molto Leandro.

      Elimina
  4. E' difficile distinguerlo fra poesia e preghiera, è intriso tuttavia di una autentica fede cristiana. C'è qualche pezzo che non capisco, ma il profondo significato è la ricerca di gesù come la chiave e la fonte di salvezza che porta al paradiso ;-)

    Il natale non è altro che il memoriale della nascita di gesù e questo è il vero senso del natale. Hai perfettamente ragione.

    Molto bene, però cerca di curare più il testo per renderla una poesia.. Il gioco è proprio definire perfettamente un sentimento usando meno parole possibili. ;-)

    RispondiElimina
  5. Grazie! Più che una poesia è una preghiera hai ragione, non sono così prolisso nelle altre, ma è nata così e l'ho lasciata così. Grazie ancora Arkavarez!

    RispondiElimina