mercoledì 23 novembre 2011

Andrea Leonelli

Ruotando come satelliti in orbite reciproche
Un’anima in pena, alla ricerca di chissà cosa. Ma la spinta alla ricerca c’è, e la sua forza mi fa cambiare. I giorni si susseguono, altalenanti. Gli eventi avvengono cambiandomi di direzione, e guardo indietro puntando all’avanti. mi guardo dentro fissando fuori. La staticità cristallizza fossilizzando nell’eternità il nulla dentro, il cambiamento, l’evoluzione variano di secondo in secondo il mondo attorno a te, togliendoti stabilità e sicurezza, ma regalandoti nuovi punti di vista su tutte le cose anche quelle immutabili.
Biografia

40 anni, sposato 2 figli e 1 infarto senza effetti residui se non “dentro”; ha sempre letto, principalmente fantascienza di cui è anche collezionista e a periodi ha scritto per diletto personale. Studia Scienze infermieristiche con il “vecchio ordinamento”, inizia a lavorare a 21 anni in settori eterogenei dell’assistenza, dalla medicinia alla psichiatria al pronto soccorso per poi approdare, ormai undici anni fa in Rianimazione, per la quale nutre oggi una specie di “tenera affezione”. Esperienze di rianimazione in 3 ospedali diversi, talvolta attività di insegnamento. Spesso contraddittorio, problematico, con una spiccata logorrea mentale, normalmente diplomatico, raramente perde completamente le staffe e poi se ne pente. Ascolta un po’ di tutto riguardo la musica, prediligendo hard rock ed heavy metal. Si pone domande, sempre, su tutto ma particolarmente, dato il lavoro, di carattere etico.  Ama la tecnologia e Internet

Porta un genere di poesia davvero fuori dal comune 
Quello che vi voglio presentare di lui,
sono i suoi due siti internet 
e due delle sue opere..

 Arkavarez 


Gomitolo di spine

palla di puntine
coperto di urticanti
concentrato di possibilità di dolore
compresso
al primo tocco esplodo
liberando sofferenza
altrimenti inglobata in me
[auto?]inflitta
concettualmente
una mina anti aiuto
uno schizzo d’acido in faccia alla mano tesa
una bacchettata sulle amorevoli dita
/\danger! don’t touch this soul!/\
via, lontani, fuori da me
fatemi crogiolare
nella mia pena
e quando avrò espiato/spurgato
datemi ancora tempo 


Monumento al mio essere

ritrovo dentro me la strada che mi condurrà in nessun posto.
a casa mia dove non sarò mai, e non sarò mai stato
In un futuro da tirarsi dietro e con un passato da rincorrere
un presente immobile, in pesante cristallo, inamovibile
per peso e fragilità
il monumento al mio essere inutile
la strada s’inerpica scendendo verso un nulla desolato
una piana riarsa ed acida, sterile come il vuoto
bruciante di sole e gelo
l’unico movimento nei turbini di morta cenere
un funebre assolo di danze fugaci



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