sabato 8 ottobre 2011

Un brutto incubo

 

♥●•٠·˙˙·٠•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙˙˙·٠•●♥ ARKAVAREZ♥●•٠·˙˙·٠•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙˙˙.
Un brutto incubo
♥●•٠·˙˙·٠•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙˙˙·٠•●♥ ARKAVAREZ♥●•٠·˙˙·٠•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙˙˙.
Era una noiosa giornata, con un sacco di lavoro e mai un momento di riposo. I clienti erano oggi anche più fastidiosi del solito: “commessa!”. Non sembrava che non avessero altro da fare che chiedermi pareri sui libri da acquistare, come se io avessi letto tutti i volumi della nostra libreria. Stavolta era una ragazza punk, capelli viola, borchie nere, tattuaggi e percing a chiedermi dove erano i romanzi sui vampiri. Quasi mi veniva da ridere, solo guardandola mi resi conto che il tema le si addiceva perfettamente, ma questo ovviamente non mai sarei permesso di dirglielo. Con il dito semplicemente indicai che erano sullo scafale di fronte a lei. Il signor Rossi, propietario e mio principale, aveva appena invitato una signora di uscire dal negozio con il suo chiwawa e a due ragazzini, che se non erano interessati all'acquisto, di non lasciare i libri sparsi alla rinfusa. Io continuai a sistemare i libri finchè lentamente il negozio si era svuotato dai clienti, sembrava che finalmene ci fosse un attimo di tranquillità. Asciugai il mio sudore con un fazzoletto.

Signor Rossi: Sara. Penso che ormai a quest'ora non viene più nessuno. Si occuppi del negozio fino al mio ritorno. Io vado al bar a prendermi qualcosa di bere, vuole che le porti qualcosa?

Sistemai i miei capelli lunghi facendomi una coda con laccetto trovato nella rivista “cioè”. Quasi mi veniva da guardarlo storto, stava sempre al bar a chiacchierare con i suoi amici e avvolte persino giocare a carte, se doveva portarmi qualcosa da bere, me lo avrebbe portato non prima di due ore. Tuttavia non volevo essere scontrosa essendo che nemmeno mese lavoravo da lui e quelle 600 euro mensili mi facevano comodo. Lo ringraziai e gli dissi di portarmi una lattina di coca cola.

Lui uscì lasciandomi sola e finalmente potevo rilassarmi cinque minuti. Presi dalla mia borsetta la bottiglietta d'acqua e nello specchio vicino alla cassa, mi ero sistemata un attimo il rossetto e il mascara sulle ciglia. Ero completamente sudata e avevo bisogno di un ricambio ma in quel momento non era possibile. Presi il mio lettore cd e mi misi le cuffie, ero convinta che nessuno sarebbe venuto per il momento, persino il marciapiede di fronte al negozio era deserto. Ascoltai il mio gruppo preferito di musica dance, mentre lentamente ricominciai a sistemare i nuovi libri arrivati. Ad un tratto mi era parso di aver udito un rumore ma voltandomi, mi sembrava che non c'era nessuno. C'era solo un particolare che mi aveva incuriosito, la porta era aperta, molto strano perchè prima era chiusa!

Mi ero tolta una della cuffiette per ascoltare, non sentivo niente di strano e voltatandomi verso la cassa, vidi che non era fuori posto. La cosa non mi convinceva, così spensi definitivamente il mio lettore portatile e corsi all'entrata. Avevo una strana impressione e mi ero voltata a guardare gli scafali ma non c'era nessuno, tuttavia tutto appariva inquietante. Presi lentamente la maniglia nelle mani per tirare la porta, quando a un tratto dietro di mè, avevo visto una grande ombra che si era mossa in mia direzione. Lanciai un animato sussulto mentre mi voltai!
Postino: Mi scusi signorina, non volevo spaventarla. Avevo chiamato ripetutamente e bussato sul bancone, ma nessuno mi rispondeva. E' una consegna per il signor Alberto Rossi ma credo di poterla lasciare a lei. Ho qua la ricevuta da firmare, mi metta una firma qua in fondo. Apposto. Le auguro un buon proseguimento.

Dannata io! Con la musica non ero riuscito a sentirlo entrare e in effetti il signor Rossi mi aveva già sgridata due volte di non usare il lettore mentre lavoravo. Il ragazzo in questione era molto alto, l'uniforme gialla delle poste italiane, anche con quei tipici scarponi che loro portavano sempre. Aveva inoltre la barba perfettamente rasata e due cocchiali nel viso, sembrava un bravo ragazzo mainvolontariamente mi aveva spaventata a morte. Uscì e riprese il suo motorino per proseguire con le consegne. Tirai un respiro di sollievo, mentre trangugiai un'altra sorsata d'acqua dalla mia bottiglietta di plastica.

Presi quel pacco ma mi resi subito conto che era strano o meglio sembrava un pacco, ma nello stesso tempo lo era. Non era rivestito in quella carta marroncina ma sembrava una carta bianca, ingiallita e sporcata nel tempo, piena di macchie e di polvere. Sul frontale c'era l'indirizzo del nostro negozio scritto in una caligrafia molto sinuosa ed elegante, non era penarello ma sembrava invece scritto con un pennellino e inchiostro. Il francabollo era una specie di veliero, c'era il timbro della posta italiana ma poco distante un'altra assurdità, un altro timbro in cera rossa con la raffigurazione di una corona e un leone. Qualche cretino aveva voglia di fare lo spiritoso!

Era rilegato in delle cordicelle e prendendo le forbici le avevo tagliate, togliendo anche quella carta che lo foderava. All'interno c'era un piccolo bauletto di un legno rossastro, poteva contenere qualunque cosa anche se non era improbabile che fosse un libro, forse un po' più grande del normale. Continuavo a chiedermi chi si fosse messo a creare una simile assurdità. C'era anche una lettera fatta con la stessa carta sudicia e chiusa con il medesimo timbro in cera. In esso una chiave, la chiave dello scrigno?

C'erano dei ragni uscivano da quella carta impolverata e l'intero bancone si era ridotto in uno schifo! Mi ero infuriata già all'idea di doverlo pulire prima che entrasse qualche cliente, se non il signor rossi. Per quanto mi fece schifo, presi quelle carte e le buttai nel cestino insieme a quella lettera vuota. Corsi subito in bagno a lavarmi le mani e presi subito il detergente e dello spirito con cui pulì e disinfettai il bancone. Accostai poi la scatola di legno con la chiave su una sedia, dovevo immediatamente avvertire il signor Rossi! Digitai così il suo numero di cellulare e aspettai finchè non rispose.

Signor Rossi: Pronto, chi parla! Sara? Aspetti che esco dal bar perchè qua non si sente nulla. Dimmi tutto. Ci hanno recapitato un pacco? E che c'è di strano? Fatto di carta ingiallita, timbri a cera e una scatola di legno? Magari sarà una vecchia consegna, forse quel libro su “Loch Ness” che dovevo ricevere 3 anni fa da londra, mi avevano assicurato che la spedizione era partita ma a me non mi è mai arrivato. Sa come sono le poste qua in italia, mandano tutto in ritardo. Non sia ridicola, non si deve spaventare per un semplice pacco, me lo metta nell'ufficio e poi lo guardo io con calma. Ascolti la coca cola non c'è l'hanno, le sto prendendo una sprite o una fanta, non credo che agitata come è lei, le convenga che le porti un caffè. Fra poco ritornerò.

Era insopportabile l'idea che si doveva ancora assentare, ogni volta che diceva che stava ritornando, poi ritornava dopo un'altra ora. Comunque mi rassicurava che era una vecchia consegna di londra, forse gli inglesi rilegavano in quella maniera assurda e magari era finito in un magazzino per qualche anno, motivo per cui era così sporco. Tuttavia continuavo a pensare che era strano. La chiave era arruginita e sembrava una chiave di quelle che usava una volta, era di ferro e piena di righettature e contorni decorativi. Aveva l'impugnatura ad anello e che finiva con un tubicino, l'intagliatura della serratura non era dentata, bensì a quadratini. Poteva pure essere inglese ma questa roba esisteva ai tempi di mia nonna, di sicuro non era recente.

Presi la scatola nelle mani e cercai di scuoterla per capire cosa conteneva, ma la gettai immediatamente sul bancone. Dalla serratura era uscita una nuvoletta di polvere. Mi ero sporcata, lanciando una montagna di starnuti e di ingiurie, i miei jeans e la mia maglietta erano impolverati così come il bancone appena pulito. Arrabbiata, presi quella cosa sporca per portarla subito nell'ufficio del Signor Rossi, non la volevo più vedere quella scatola. Agitata aveva aperto la porta e mi inoltrata verso la sua scrivania. Non sembrava comunque la mia giornata fortunata, perchè inciampai sul filo della presa della foto copiatrice, sfragellandomi a terra.

Avevo un gran dolore alla testa, e speravo che il mio turno si concludeva presto, quando mi sono guardata intorno. La cosa meno strana era che il pacco era scomparso e al suo posto c'era la mia borsetta. Non capivo cosa ci facesse per terra, nell'ufficio quando mi resi conto che il pavimento su cui ero sdraiata era fatto di tavole di legno e non di quelle mattonelle gialle del Signor Rossi. Anche la scrivania, la foto copiatrice, lo scaffale delle ricevute e le bianche pareti fatte di cartongesso era scomparse. Non sapevo se urlare, o se stare calma o magari piangere. Sembrava un incubo e forse lo era.

Il pavimento come detto era rivestito di tavole di legno, non era un elegante parquet ma sembrava costruito in maniera molto rozza e rudimentale, i chiodi con cui era stato fissato erano enormi. Le pareti erano uguali al pavimento, tavole orizzontali fissate a delle travi sdondate, così come la parete di fronte a mè, anche il tetto era di legno e tutto sgricchiolava in maniera rumorosa. La stanza mi metteva terrore perchè oscillava e si sentiva un rumore d'acqua e un forte odore di sale, non capivo tuttavia da dove provenisse quel suono e quel odore. Nella stanza c'era anche un tavolo di legno con forme decorative intagliate, non sembrava vecchio ma era pieno di polvere. C'era poi accostato al muro una fiocina e una rete da pescatori buttata sul pavimento. Le due sedie dentro quella stanza invece erano foderate con la paglia. Sul tetto invece c'era una enorme ragnatela e una una lanterna a petrolio appesa a un uncino, che faceva una fiocca luce.

Ero impazzita oppure ero vittima di una allucinazione, non c'erano altre spiegazioni ma tutto sembrava al contrario e per quanto assurdo, reale. Non c'era tempo da perdere, presi il telefonino per chiamare il mio ragazzo o mio padre, o il chiunque che mi rassicurava che non fossi impazzita. Composi per istinto il primo numero che mi capitava ed ebbi la prima delusione. Non c'era nessun segnale. Aspettai mentre mi rannicchiai nell'angolo di quella strana stanza. Niente! La Tim non dava alcun segno di segnale e così mi decidi di sostituirla con l'altra schedina, la Vodafone e chiamare con l'addebito ma anche questo tentativo fu inutile. Non c'era segnale nemmeno con la Vodafone, fra l'altro anche la batteria era quasi scarica. Dovetti anche rassegnarmi che non c'erano prese elettriche in quella strana stanza dove attaccare il mio carica batterie. Mi resi conto inoltre che non vedevo nemmeno interrutori, cassette di derivazioni o lampade, non c'era assultamente nulla di elettrico. 
 
Combattevo col panico e speravo che presto avrei avuto segnale dal telefonino, ma decisi di non rimanere con le mani in mano. Accostando il tavolo sotto la lanterna, la presi da quel uncino e la scesi. Era stranissima, all'interno bruciava il petrolio attraverso un grosso filo simile ai lacci delle scarpe Nike, racchiusa in quattro finestrelle di vetro, non vedevo viti e bulloni. Di sotto non si vedeva nemmeno il classico: Made in china. Sembrava anche che fosse nuova, quando invece un simile oggetto doveva essere al contrario molto antico. Lentamente mi avvicinai ad un grosso portone di legno e che si era aperto senza problemi. La prima cosa aveva avvertito era un tanfo di muffa e di aria viziata, di sicuro ovunque fossi, nessuno si era preocuppato di installare l'aria condizionata. La stanza accanto era altrettanto strana ma aveva una finestra dove entrava luce. Era piena di grosse botti di legno da cui usciva odore di vino e nella parte opposta c'erano dei grossi bauli. In uno avevo trovato dei vestiti di una donna, un abito completo con una gonna che arrivava direttamente alle caviglie, faceva odore di sapone di Marsiglia ed era pieno di merletti. Anche le mutande erano enormi e merlettati e c'era anche un bustino, molto bello ma poco pratico. A guardarlo andava allacciato dietro nella stessa maniera in cui si allacciavano le scarpe. Pensavo questa roba doveva appartenere senz'altro a un museo. 
 
Avevo trovato anche dei gioielli che pesavano molto, sembravano fatti davvero in oro e in pietre molto luccicanti, non certo bigiotteria. Li presi e li infilai dentro la mia borsetta. Guardando fuori dalla finestra, c'era il mare e un isola tropicale. Non volevo crederci e stropicciandomi gli occhi, li riaprì per controllar di nuovo. Rividi la stessa scena e c'era pure un pappagallo che volava alto nel cielo. Non c'erano dubbi sul fatto che fossi ai tropici, in quei pochi istanti mi resi conto che il sole scottava e l'aria era caldissima. Il luogo in cui ero non è altro che una specie di nave storica e che galleggiava radiosa in mare tropicale. Era grandissima, aveva una specie di statua grande a forma di donna alata in cima, era la sua polena. La fiancata era fatta di legno e di incrostature del mare, c'erano molte funi che scendevano e in alto c'erano delle grandissime vele bianche. Vedevo anche dei cannoni spuntare da delle ferritorie. Un orrore dal momento che quelle cose non esistevano ormai da qualche secolo, mi ero rassegnata che ero diventata una visionaria.

Sembrava una specie di incubo ma a un tratto avevo sentito un rumore e dei passi che si avvicinavano, ovviamente mi nascosi subito dietro quelle casse. Era il rumore di passi molto pesanti, sembrava che chi camminasse aveva una specie di tacco e forse non mi ero spagliata. Dalla porta dove ero entrata erano apparsi due ragazzi giovani ma il loro aspetto non faceva altro che aumentare il mio panico. Usavano dei vistosi stivali di cuoio, i pantaloni erano infilati in essi e sembravano di semplice stoffa, sebbene in condizione in cui avrebbero avuto bisogno della lavatrice già una settimana fa da quanto erano sporchi. Anche le loro camicie nere non era messe meglio, uno di loro aveva una bandana sulla testa, molto tipico di quei ragazzi che di solito facevano i bulli in spiaggia. Avevano inoltre un grosso orecchino d'oro sull'orecchio sinistro accompagnato da una brutta cicatrice sulla guancia. L'altro era giovanissimo, aveva i capelli crespi, o meglio a rasta ed era molto abbronzato. Quello che mi metteva a disagio, che anche essi non avevano alcun segno di normale civilizzazione. Nessun orologio né digitale, né analogico, nessun cellulare, o indumento che avesse una scritta o una marca, anche le loro pistole sembravano passate di moda, essendo di legno con un calcio fatto di ferro e ornamenti. Anche i loro marsupi invece di essere di Nylon erano in pelle di animali e messe a troccollo, uno di loro aveva anche una cosa assomigliava a una di quelle borracce che usavano i beduini nel deserto, lo avevo visto in documentario su Rai uno.

Ragazzo con bandana: Strange smell. Non trovi campanion? Sembra odore di fiori e quel rumore mi è sembrato strano. Hanno forzato lo scrigno della figlia del capitano, e se lui scopre che qualcuno ci ha infilato le mani, infilerà nella sua testa una pallina di piombo!

Ragazzino Rasta: We must find the thief! Non ho nessun intenzione di finire sotto i ferri per una cosa simile, ma chi può essere stato? E' vero c'è odore di flower?!Ma sicuramente è stata Ashley, sarà il suo profumo questo.

Parlavano in inglese e con una pronuncia che non avevo mai sentito ma alla fine quella poteva essere la più innocua delle stranezze, l'importante che li capivo e potevo capire forse cosa succedeva. L'unico guaio che sentivano l'odore del mio deodorante, ma per fortuna il ragazzino coi rasta, aveva tirato fuori dal baule una ampolla. Era in vetro soffiato con un tappo di sughero, aveva intorno anche un fiocco rosa, aveva dentro dei petali di fiori in un liquido giallastro. Aggiunse anche trionfante che era stata questa ragazza “Ashley” a prendersi le sue cose e improfumarsi. Sorrisi anch'io, visto che ora se ne sarebbero andati ma l'altro ragazzo fece una smorfia meno rassicurante come anche quello che rispose.

Ragazzo con bandana: Lousy dog! Ma non sai che dicono di Ashley? Sembra scomparsa, senza lasciare traccia, durante i giorni in cui eravamo arrenati nelle spiaggie di Bridgetown! Piuttosto sarà stato il Marchese Edward Draymond a mettersi del profumo, quei marchesi avvolte si comportano davvero come delle donne. Fammi sentire questo profumo! Hey ma non lo stesso odore!

Le cose sembravano complicarsi e anche se sembravano così primitivi, erano dei acuti osservatori, fra l'altro il ragazzino rasta aveva appena raccolto il mio cellulare sulla cassa di legno dove l'avevo posato. Lo guardava con una faccia stupita e chiamò anche l'altro ragazzo, incominciarono a fare una lunga sfilza di nomi di oggetti per capire cosa era: bussola, specchietto, porta tabacco, meridiana, ecc.. Ma ogni nome si resero conto che era quacos'altro senza riuscire a definirlo. Ad un tratto il telefonino suonò, indicando che la batteria era ormai scarica, cosa che spaventò loro due e si allontanarono immediatamente. Il ragazzo con la bandana nel indietreggiare rovesciò il barile dove ero nascosta e improvissamente fui esposta ai loro occhi pieni di stupore. Cercai di fare finta di niente ma non serviva a nulla, loro non mi tolsero gli occhi di addosso, nemmeno per un istante. Continuarano a guardarmi mentre io con cortesia gli chiesi perchè erano vestiti come persone di qualche secolo fa e sopratutto dove mi trovavo.

Ragazzo con bandana: Secolo? Ma di quale secolo parlate? Siete pazza? E perchè vi sembra strano come siamo vestiti, non pretendete che possiamo essere eleganti visto che siamo semplici marinai. Quella che è vestita strana siete voi. Non si capisce se siete una contadina, o una borghese e nemmeno se siete una marchese, di sicuro non siete inglese. Comunque nel caso non ve ne siete accorta, siete sul galeone di Sir Murdock e questo è l'Occhio della dea!

Ragazzino Rasta: Ho un idea! E' un intrusa ed così bella! E' pulita, ha i denti bianchi, è pettinata e ha la pelle come la seta. Sembra una principessa! Il capitano ci pagherà un bel po' di Spanish dollar se la vendiamo a lui..

Non capivo bene se questi stavano recitando o se era vera tutta sta cosa, ero ormai certa che fosse veramente su una nave, ma possibile che io sia finita in qualche secolo indietro nel tempo? Lentamente tuttavia indetreggiai alla frase: vendiamola a lui. Mi avevano preso per oggetto o un cane di razza? Non mi piaceva come mi mi fissavano, poi si guardarono in faccia con aria di approvvazione, pronti a qualche losca intenzione. Lanciai un grido di terrore mentre il primo cercò di afferrami per una mano e lo respinsi con un calcio, colpo che mi fece cadere all'indietro. Una pila di barili si era rovesciata a terra durante la collutazione, un fiume di vino era uscito e aveva impregnato il suolo di vivo. Anche il ragazzino aveva aggredito, sembrava che l'educazione o il rispetto per una donna, fosse sconosciuto a lui. Mi afferrò per la gola e per un braccio, sembrava quasi volesse strangolarmi ma io nella mia disperazione cercai di reagire, prendendo la pistola dalla sua cintura. Puntai verso la pancia di quel giovane ragazzo, l'altro si allontanò supplicando di non sparare a suo fratello, mentre lui mi lasciò immediatamente la presa, con un finto sorriso sul volto.

Ragazzino Rasta: Ho un'altra idea! Tu non spari e noi ti facciamo uscire dalla porta! Tanto lo stesso non avrete scampo my lady!

Ero ormai in lacrime e stavo impazzendo ma tenni fermante quella pistola puntata su di loro, gridandoli in inglese che si fossero avvicinati, avrei sparato! Ma loro per fortuna restarono immobili. Camminando all'indietro su quel pavimento zuppo di vino e di pezzi di barili rotti, mi avvicinai a quella famosa porta da dove volevano farmi andare via, vi entrai. Appena entrata avevo trovato una spranga di legno e la appoggiai sui due ganci per bloccare quel portone. Ero spaventata a morte ma ormai ero serena che loro non potevano più venirmi a prendermi. Avevo perso pure il telefonino ma forse ora mi dovevo convincere alla triste realtà, che magari non avrebbe mai avuto il segnale per fare una telefonata. Era una stanza buia, c' era solo quale filo di luce che usciva dai buchi delle pareti, non sufficienti a illuminare quella stanza. Dovevo essere dentro qualche altra cambusa, visto che anche essa era piena di casse di legno che contenevano qualche tipo di merce. Appoggiai quella pistola di legno sul pavimento e prendendo l'accendino tirar fuori tutte le cose della mia borsetta. Presi intanto il pacco di fazzolettini che cercavo, per asciugarmi gli occhi. Quei ragazzi stavano tirando calci alla porta urlando di arrendermi, che ero in trappola e che quella stanza non aveva uscite.

Non mi importava se non potevo uscire, in ogni caso non avrei aperto a quei due delinquenti. Con l'accendino facevo luce sugli oggetti della mia borsetta in cerca di qualcosa di utile. Avevo visto una sagoma di una donna alata per un istante, dallo spavento mi mi cadde l'accendino fra le mani e raccogliendolo di gran fretta, lo riaccesi. Stavolta non vedi nessuno in quella stanza e molto probabilmente era un allucinazione causata dal mio stress. Loro continuavano a infuriare contro il portone, cercando di spaventarmi e da un lato ci riuscivano. Avevo davanti a mè le chiavi della mia vespa, il mio lettore cd portatile, il mio portafoglio, i miei trucchi, la mia bottiglietta di acqua minerale, il carica batteria del mio cellulare e i gioielli che presi dal baule, solo una cosa trovai e che poteva veramente servirmi: le mie sigarette! Spensi un'attimo la fiamma prima di scottarmi e mi alzai in piedi. Ne presi una dal mio pacchetto, erano le marlboro light, le mie preferite. Con le mani tremanti ne infilai una in bocca, l'accessi. La sigaretta mi cade dalla bocca prima di poter fare il primo tiro, mentre la guardavo, esattamente di fronte a mè. 
 
Non so come descriverla, aveva lunghissimi capelli neri ben pettinati ma forse mai tagliati da quanto erano lunghi, i suoi abiti erano pieni di polvere ed erano di color seppia, la pelle invece sembrava pallida. Se era dei nostri tempi avrei potuta definirla dark, ma in realtà più che altro era un abito molto simile a quello trovato nel baule, un abito completo e probabilmente indossava anche uno di quei bustini visto la strana sagoma del suo corpo. Aveva dei grossi orecchini fatti di una pietra azzurra scolpiti nella forma di una lacrima, erano d'oro. Sul collo aveva una grossa catenella con una forma Ovale, era aperta come fosse una conchiglia e si vedeva l'immagine di una donna sulla quarantina, forse qualche suo parente se non addirittura sua madre. Aveva molti anelli alle dite e quella era una parte che mi lasciava perplessa, perchè non erano esattamente dita ma bensì artigli. Aveva anche delle enormi ali nere attaccate alle schiena e da come le muoveva sembrava che fossero vere, era simile a qualche mostro uscito da un film di fanta scienza. Lentamente aveva raccolta la mia sigaretta. Io rimasi mummificata a quella visione, lei fece un tiro assaggiandola e mi sputò il fumo addosso, i suoi occhi erano minacciosi.
Ashley Murdock: My name is Ashley Murdock, chi siate voi non lo so davvero, ma intendo avvisarvi prima di creare un malinteso, che questi gioielli che avete rubato sono miei!

Mi aveva indicato i gioielli fuori dalla mia borsetta. Prima di rispondere alle sue parole, mi resi conto che i suoi occhi color viola, divennero luminosi e a taglio come i serpenti, in un istante alzò gli artigli, pronta per colpirmi. Spensi l'accendino e urlai appena percepì il contatto sulla mia spalle, respingendola con tutte le mie forze.

Signor Rossi: Per l'amor del cielo, sara! Si calmi! E' inciampata e ha preso una brutta botta in testa! Stia calma! Sono io signorina sara! Grazie al cielo sta bene.. Ora si prende un bicchier d'acqua fredda e poi vado a prendere la cassetta delle medicazioni visto che sulla testa ha bel bernoccolo.

In un istante mi resi conto che ero sul pavimento dell'ufficio del signor Rossi mentre lui cercava di farmi calmare. Quel pavimento di legno, quei barili, quelle oscillazioni con quel odore salino era sparito, così come anche quei ragazzi cattivi e quel mostro. Mi resi conto di essere svenuta e di aver avuto solo un brutto un sogno. Abbracciai, con estremo imbarazzo da parte sua, il signor Rossi. Lui continuava a tranquillizzarmi e mi fece sedere sulla sedia mentre era andato in negozio a prendere un cerotto. Mi sentivo confusa, non riuscivo a smettere di piangere ma ero felice che tutto fosse un brutto sogno. Notai poi per terra c'era sfracellata quella scatola di legno. In essa vi era un libro, ormai lentamente mi ero calmata e quindi lo raccolsi per vedere alla fine cosa c'era in quella scatola, ma appena guardai la copertina, lo lasciai di nuovo cadere a terra. Il suo titolo era:


Occhio della dea

Arkavarez (Stefano Muscolino- anno 2011)

Nessun commento:

Posta un commento