sabato 8 ottobre 2011

Toccata dalle tenebre

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Toccata dalle tenebre

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Lacrime di sale
Lacrime di sangue

Seguendo la scia di un destino
tralasciando il proprio passato
senza orme fra le correnti

Navi che appaiono all'orizzonte
al pensiero soave di un vita di pace
si impugna l'archibugio
e il cannone colpisce...

Miope è la morte che non sceglie
ne ricchi, ne poveri le fanno differenze
soccombono i forti
   soccombono i deboli

... e forse un giorno anch'io!

Mi chiamo Ashley Murdock ed oggi è il 24 luglio del 1572.
Non avete idea di quanto sia noioso ed ingiusto essere trattata come una bambola di porcellana, ogni giorno in ogni momento della mia esistenza. I hate this life! Zia Bessy era in ritardo da ben dieci minuti secondo la nostra meridiana, di li a poco mi sarei dovuta subire l'ora del thè, come ogni giorno, e le noiosissime chiacchiere della zia. La stanza in cui mi trovavo era l'ambiente dove stavo di più, qui si consumavano i pasti e l'unica mia libera uscita era alle sei del pomeriggio, esattamente un'ora prima di cena. Il caldo era insopportabile e mi faceva male il polso a sventolare continuamente il ventaglio.

Indossavo l'abito regalatomi da mio zio Wilburn, ne andavo fiera in quanto era stato acquistato a London, un autentico dress of the marquis, con una spilla a forma di farfalla e nel centro un prezioso zircone. Certo, di lati negativi quel vestito ne aveva ed anche tanti, ad iniziare dalla pesantezza, mi sembrava quasi di trascinarmi un tappeto addosso. Inoltre era molto largo e aveva voluminose pieghe che si stropicciavano al minimo movimento, non potevo quasi muovermi. Il bianco e l'azzurro dei colori in cui era composto, non erano certo le mie tonalità preferite ed il bustino che dovevo indossare per portarlo, era troppo stretto. Il dolore dei lacci e la sensazione di soffocare mi rendevano nervosa, tanto che al raggiungimento del quarto d'ora di ritardo della zia, ero certa che non sarebbe venuta. Volevo approfittare dell'occasione per cambiarlo e non capivo il motivo per cui oggi mi volevano vestita così. Un vero mistero.

Versai il thè ormai freddo dalla tazza direttamente nel teapot, un contenitore di ceramica con un beccuccio dove si sarebbe conservato, lo misi sul vassoio d'argento e lo riposi delicatamente sopra il tavolino dove tenevo i miei ricami. Nella noia del momento mi soffermai ad osservare il tappeto impolverato ai miei piedi e quasi ringraziai la sorte che la zia non fosse venuta, da quando la nostra serva era fuggita taccava a me tenere tutto pulito, almeno fin tanto che non se ne fosse trovata una nuova. I mobili e le sedie invece li avevo lucidati il giorno prima con un panno e della cera d'api.

I miei pensieri furono bruscamente interrotti dall'aprirsi della porta. Apparve una figura alta, avvolta nel suo as the captain, un lungo abito di cuoio che arrivava fino agli eleganti stivali. L'uomo si tirò indietro i lunghi capelli biondi suo gesto classico, indossava una camicia di seta pulita, cosa strana, e le medaglie erano ben visibili e i suoi amuleti negromantici che teneva intorno al collo, erano ben nascosti. Quest'uomo era mio padre e quella era una delle poche volte in cui veniva a trovarmi dopo i suoi viaggi.

Sir Murdock: Hello my daughter. Lascia che ti presenti un mio nuovo socio, un corsaro ed anche un Marchese: Marquis Matthews. Un importante incarico è stato affidato alla nostra casata, direttamente da sua maestà la regina Elisabetta, concedendoci la lettera di corsa attraverso l'aiuto del marchese Matthews. Il mio galeone non solo parteciperà, ma tornerò ad essere di nuovo una minaccia per quei maledetti spagnoli! La regina vuole un calice, il Caliz Sagrado del perdòn, per aumentare il suo prestigio e noi dovremo recuperarlo da un'isola colonizzata, non lontana da Bridgetown. Si trova a venti giorni di navigazione e sebbene questo rovinerà la nostra attuale spedizione, renderà tuttavia ricchi e venerati i Murdock per molte generazioni.

Mi misi a ridere, mettendo la mano davanti la bocca, in segno di educazione di fronte ad un marchese. Trovavo sinceramente ridicolo che mio padre avesse la sfacciataggine di muoversi in un mare impestato da spagnoli, con il nostro galeone da guerra. Con tutto il rispetto, l'Occhio della dea era senza dubbio una nave enorme e con un grandissimo potenziale di fuoco, ma cadeva a pezzi! Era una nave vecchia, fracida e soprattutto sporca! Mio padre sbuffò alla mia reazione, mostrandomi una faccia arrabbiata e compresi che il silenzio in quel momento era la cosa migliore. Il suo orgoglio di capitano, che ha vissuto tempi di guerra e di gloria in nome della casata reale, non gli permetteva più di rendersi conto che anche lui stava diventando vecchio. Fra l'altro ormai non ci mancava più nulla, eravamo abbastanza benestanti da vivere di rendita. L'unica cosa che veramente mi mancava era mia madre, fuggita via da mio padre ormai da anni.

L'uomo, il marchese, era un tipo molto affascinante, sarebbe stato l'idolo di qualunque ragazza ancora libera, come lo era anche l'ufficiale in seconda di mio padre Edward Draymond. Era ben vestito, indossava una camicia bianca di seta, stivali di cuoio lucidati e guanti della stessa fattura, sul viso non si notava neanche l'ombra della barba e i capelli gli ricadevano sulle spalle in morbide onde, mentre la testa era coperta da una bandana nera. Nonostante anch'io fossi libera erano quei generi d'uomini che non sopportavo: belli, vanitosi e vuoti. Il marchese, quando era entrato nella stanza, mi aveva fatto l'inchino e con delicatezza aveva eseguito alla perfezione il bacia mano e ora sembrava quasi divertito dalla mia presenza, mentre io ero già stufa di tante attenzioni. Anche mio padre sorrideva ed era stranamente allegro, ma non ne riuscivo a capire il motivo, fin quando non mi accorsi che sulla mia mano era stato infilato, senza che neanche me ne rendessi conto, un anello di fidanzamento.

Gli occhi di entrambi erano fissi su di me, aspettavano una mia reazione, io invece restai immobile scioccata da tale visione. Mi appoggiai al tavolo intagliato del nostro salotto, fatto di legno di quercia, per non cadere giù a terra. Che razza di scherzo era mai questo?

Marchese Matthews: Ossequi my lady. Permettetemi di chiedervi la vostra mano, forse questo vi appare improvviso, ma desidero illustrarvi il mio parere in tal proposito. Voi sapete bene che io....

Mi infuriai con tutte le mie forze gridando contro mio padre, cosa accidenti voleva da me quel pagliaccio di un marchese?! Sfilai velocemente l'anello, appena regalatomi, dalla mia mano e lo tirai via senza ritegno, non ero la ragazza che si lasciava comprare cosi facilmente. Il marchese cercò di riprendere il suo discorso, ma mio padre lo interruppe per darmi un violento schiaffo sul viso.

Sir Murdock: Matthews dovete imparare che mia figlia non esiterebbe a pugnalarvi alle spalle se fosse minacciata o se vi considerasse un essere debole. Io l'ho cresciuta e per ciò la conosco bene! Non trattatela mai con delicatezza, perché non ne riceverete altrettanta. Ora ascoltami bene Ashley, visto che tua zia si è rifiutata di venire oggi a condividere la lieta notizia, stasera non sarà presente alla cena di fidanzamento nella quale presenterò il mio futuro genero. Rendi questo salone decente e cerca di essere presentabile per stasera e non ti dimenticare l'anello al dito, tu sposerai quest'uomo sia chiaro che lo voglia o meno!!

Sputai sul tappeto, certo non un gesto da ragazza aristocratica per bene ma in quel momento non avevo nessuna voglia di seguire le regole e rimasi in silenzio. Con mio padre era impossibile discutere quando era arrabbiato e infatti se ne andò insieme al marchese, lasciandomi addolorata a terra con le lacrime che mi scendevano dagli occhi. Per un attimo quando lo vidi arrivare quel pomeriggio ero stata felice della sua presenza, ma ormai pensavo solo che sarebbe stato meglio se fosse affondato insieme alla sua logora nave.

Il matrimonio era l'ultimo dei miei pensieri eppure ero stata promessa in sposa senza il mio consenso e per giunta ad un donnaiolo, la mia vita era già abbastanza infelice e mi mancava solo questo! Zia Betty a quanto pare non era d'accordo e vedeva la cosa come me, per questo non si era presentata. Avrei fatto di tutto per non sposare quel uomo anche abbandonare mio padre, come aveva fatto mia madre, dopotutto ero l'unica a dargli ancora corda, ma un affronto del genere non me lo doveva fare! My father is a lousy!

Un altro dei motivi per cui non volevo sposarmi con il marchese era perché non mi ritenevo completamente "libera", certo non ero ancora fidanzata in famiglia con nessuno, ma avevo un Boy friend. Si chiamava Philip, ci piaceva rubacchiare sempre il mangiare dalla cucina della mia residenza, in assenza della cuoca, e nasconderci nel giardino per assaporare la nostra refurtiva. Parlavamo per lunghe ore e a volte finivamo col fare l'amore.

In quel momento avevo bisogno di un sostegno da parte di una persona amica, andare dalla zia non sarebbe stata una buona idea in quanto mio padre mi avrebbe subito ripresa, ed era ora che io e il mio Philip confermassimo i nostri sentimenti. Un po' mi preoccupava il fatto che da settimane non ci fossimo più visti e nelle lettere era stato strano e distante, parlava di problemi esistenziali. Ma ora che ero stata promessa ad un altro, lui sicuramente avrebbe accettato di fuggire via con me, magari su di un vascello verso l'Inghilterra. Cosi mi alzai da terra, presi la pistola carica dal mobile in cui era riposta e che mi era stata data per autodifesa, ed andai via da quel salotto. Ero diretta verso l'ingresso anteriore, visto che mio padre stava parlando con "il suo futuro genero" proprio davanti all'ingresso principale.

Le mie gambe furono tanto veloci a fuggire che in poco tempo non sentì più le loro voci, attraversai l'anticamera contenente dei quadri che rappresentavano lo sbarco inglese a Bridge Town, l'isola in cui abitavamo, e dei divanetti pregiati color porpora con i piedi e i poggia mano intagliati nel legno a forma di zampa di leone. La vecchia bandiera spagnola del Ojo della diosa, nome spagnolo del galeone da guerra di mio padre, era appesa in quella stanza proprio come un trofeo. Corsi fuori dalla porta via dalla residenza come una furia, mentre i giardinieri africani mi chiedevano se andasse tutto bene. No, non andava bene proprio niente! Bad day!

Giunsi ai cancelli del giardino, dove per fortuna trovai la carrozza con cui molto probabilmente era arrivato il marchese Matthews.

Cocchiere: Good Afternoon My lady Murdock. Dove volete andare?
Alle fattorie di Mister Wilkingson? La vostra richiesta sarà esaudita per 1 pezzo da otto. Molto bene, ora tenetevi forte poiché dovremo attraversare i campi di mais. Outgoing!

Presi comodamente posto sui morbidi sedili in pelle della carrozza, essendo vuota potei distendere le gambe, tanto non mi avrebbe visto nessuno con le tendine chiuse. Dopo lo schiocco di frusta, i cavalli iniziarono a muoversi e il cocchiere ne diresse le redini, lasciandoci la residenza alle spalle. Quella fu l'ultima volta che vidi casa mia. La strada non era trafficata e il viaggio fu gradevole, mi stavo dirigendo verso la casa di Philip e speravo con tutta me stessa di trovarlo li. Lui era innamorato dei cavalli, si esercitava in equitazione tutti i giorni con costanza, il suo sogno era di diventare un giorno un cavaliere, naturalmente dopo essersi arruolato negli armigeri. Non era uno di quei sogni irraggiungibili, prima o poi ci sarebbe riuscito. Mentre riflettevo, mi tornavano in mente i suoi occhi celesti e la forma del suo viso cosi armoniosa, oltre ai suoi capelli di un biondo acceso legati quasi sempre da un fiocco rosso, ero proprio impaziente di vederlo.

Attraversammo i campi di mais, la coltivazione di questa pianta ci era stata insegnata a noi dominatori inglesi dagli indigeni Tainos. I fiori maschili erano costituiti da pennacchi posti alla sommità del fusto e formati da minuscoli fiori, mentre quelli femminili producevano una spiga, chiamata comunemente pannocchia, posta tra la foglia e lo stelo. Quando le pannocchie erano mature, venivano mangiate, dopo essere state bollite, condite con burro, ci si poteva fare anche il pane ma non è il massimo, andava bene solo quando l'isola non riceveva scorte di grano.

Decisi di aprire il finestrino per godere un pò del vento fra i capelli. I cavalli ogni tanto emettevano dei nitriti, finché ad un certo punto il cocchiere non gridò: we arrived. La casa di Philip si ergeva di fronte a me, un grande podere maestoso e possente, luogo in cui ci eravamo visti varie volte, una di queste ero stata persino presentata ai genitori, anche se come una semplice amica.

Il tripudio di luci e colori del casolare con la natura tropicale e primitiva che lo avvolgeva, mi dava proprio un'immensa gioia, era una vista suggestiva. In quel attimo mi sentì cosi protetta, tra un pò avrei rivisto il mio tender love.

Fui presa di soprassalto quando udì la voce di Philip provenire dai palmeti, vicino alle coltivazioni delle guava ed al magazzino di legno, dove venivano conservati i frutti del raccolto. Rideva allegro come se fosse in compagnia di qualcuno, era meraviglioso sentirlo cosi entusiasto, sicuramente stava giocando col cane. Pagai il cocchiere e mi diressi verso di lui.

Con una voce melodiosa lo chiamai, sarebbe stato contento di vedermi, ne ero sicura. Mentre mi avvicinavo sentì lui fare: Sssst ed una voce femminile chiedere: who is? Finalmente giunsi davanti a loro, Philip si mostrò spaventato dalla mia presenza nel atto di abbottonasi la camicia, mentre la ragazza cercò di coprirsi le gambe nude allungando la gonna. Ci fu un attimo di silenzio tombale, in cui nessuno di noi tre proferì parola, tutto intorno a me sembrava essere diventato d'improvviso grigio. La ragazza, con lunghi capelli riccioluti, continuava a fissarmi, mentre la rabbia mi risaliva il corpo. Non riuscivo a credere a ciò che mi era stato posto dinanzi agli occhi, il mio cuore aumentò i battiti quasi volesse scoppiare. Mi sentivo come un toro, sul punto di caricare la sua preda con le corna in testa, proprio quelle che lui mi aveva messo! Philip non sapeva bene con chi scusarsi, ma alla fine si decise e ciò che disse mi spezzò per sempre il cuore a metà.

Philip: Adrienne, non conosco questa ragazza ti giuro. O per meglio dire la conoscevo, ma è stata una sciocchezza per me, ti giuro che amo solo te. Non sapevo come dirle che tra noi era finita, non sopportavo la sua possessività, le paranoie. Adrienne... io...

Adrienne: Allora scacciala, affinché non ci arrechi più disturbo.

La rabbia ora si stava tramutando in tristezza, non riuscivo a trattenere le lacrime, ma dovevo farlo per non dargli anche questa soddisfazione, cosi presi e gli tirai un bel schiaffo con tutte le forze in mio possesso. Non disse nulla semplicemente si tenne la guancia dolorante, era più preoccupato per la sua nuova amante che per me. Non riuscivo a capire come si fosse cosi velocemente dimenticato di noi due, dopo quello che c'era stato, ora si permetteva per giunta di definirmi paranoica e possessiva! Come osava quella ragazza guardarmi con tanto disprezzo, rideva di me con tono arrogante e non vedeva l'ora che me ne fossi andata, ma io avevo altri piani! Dopo essere stata ferita dall'azione di mio padre di sicuro non avrei lasciato scappare l'uomo che amavo. Dal mio abito estrassi la pistola e la puntai contro di lei, premendo il grilletto senza esitazione. La leva di scatto partì, rilasciando il cane e la polvere d'innesco vampò, provocando l'esplosione. La pallina di piombo uscì fuori dalla mia arma come una scheggia.
Boom!

Un rumore sordo ma che tuonò in un istante. Purtroppo Philip fu più veloce di me e con estrema agilità, ancor prima che il mio colpo partisse, mi afferrò la mano armata, facendomi perdere la mira, tanto che invece del cuore la pallottola si conficcò in una spalla della ragazza. Gli uccelli si alzarono in volo e le grida di dolore della sua amante iniziarono. I genitori di Philip, dalla tenuta spaventati dal colpo di pistola, chiamarono il loro vicino di casa che era un armigero di sua maestà d'Inghilterra, che stava tornando proprio in quel momento in groppo al suo possente cavallo.

Philip: Ma sei impazzita Ashley! L'hai colpita con un colpo di pistola, non può essere vero quello che hai appena fatto!

Adrienne era fuggita via urlando di terrore e anche Philip, se pur rimasto era visibilmente spaventato. Non provavo rimorso, lui era mio, doveva pur ricordarsi di tutti i nostri momenti felici, con occhi imploranti gli chiesi se avesse intenzione di fuggire via insieme dall'isola, proprio come due colombe innamorate. Lui scuoteva la testa, il suo rifiuto mi rendeva ancora più nervosa, crollai in ginocchio piangendo ormai non riuscivo più a trattenermi. Continuai a supplicarlo di non abbandonarmi e gli dissi anche che mio padre voleva darmi in sposa ad un corsaro.

Dei pesanti passi si udivano provenire dietro di me, dopo di che apparve un uomo rivestito completamente di ferro: Plate armor! Era una possente armatura a piastre compresa di elmo, la classica borgognotta, un elmo metallico a visiera e dalla forma di un gigantesco naso. Sulla sua schiena teneva un grossa spada a due mani, una flamberga! Come se non bastasse, possedeva pure uno scudo con l'emblema inglese di sua maestà. Si avvicinava con un rumore metallico e poi sentì una spada sfilarsi dal suo fodero, ero condannata! Philip corse via. Quale uomo vigliacco corre via da una donna innamorata? Non esitai e lo rincorsi mentre quel uomo con la corazza di ferro, faceva fatica a raggiungerci.

Philip: Lasciami perdere Ashley! Lasciami stare...

Philip correva con tutte le sue forze via da me e anch'io gli andai dietro, schivando le palme malgrado il mio abito pesante. L'avrei rincorso fino all'inferno se fosse stato necessario! Ad un certo punto il suo cammino fu interrotto da una folta boscaglia di vegetazione e rimase li bloccato, mi fermai a pochi passi da lui, avvicinandomi con lo stiletto in mano, il coltello che per ogni evenienza portavo sempre con me. Lanciò un urlo di terrore alla vista del pugnale, doveva rendersi conto che non era saggio prendermi in giro! Lo presi dal colletto della camicia e gli appoggiai la lama sulla gola. Philip mi supplicava piangendo come un bambino.

Mi tremavano le mani ma dovevo farlo, come diceva mio padre era una questione di onore! Dopo tanto amore non avrei mai voluto che finisse cosi male, eppure era accaduto, tradita dall'ultima persona in cui credevo veramente. Si risentirono i pesanti tonfi dell'armigero che ci stava raggiungendo, ma in quel istante per me il mondo si era fermato, tutto era diventato quieto. Caricai con forza il mio palmo, pronta a spingere il pugnale nella sua gola mentre lo baciavo in bocca, quelle dolci labbra che tanto mi avevano fatto soffrire in quel momento...

Due mani possenti mi afferrarono e mi gettarono a terra, scalciavo con tutta me stessa ma ero bloccata dalla forza dell'armigero che avvolse una catena intorno al mio corpo e mi immobilizzò. Gridai e piansi nella mia disperazione, ingiuriando Philip e infuriandomi contro il destino, mentre la sua famiglia e l'amante vennero per poter assistere alla mia cattura.

Non so quanto tempo rimasi in gattabuia, sicuramente non poche ore, fin quando il marchese Matthews mi raggiunse poi per farmi uscire di prigione.

Marchese Matthews: Quale onore lady Murdock poter essere colui venuto qui a liberarvi. Vostro padre non si è comportato da buon lord l'altro giorno quando vi ha colpito in quel modo brutale, una così giovane ragazza. Dite? Lasciarvi di nuovo scappare? No. Temo che non sia possibile. Voi credete che stare con me sia un incubo, ma vi garantisco che sono meglio di coloro che affronto ogni giorno, sono sicuro che conoscendomi meglio, vi renderete conto che quello che provo per voi è amore. Si lady Murdock. Guardarvi è come ascoltare la musica di un clarinetto, un inno alla gioia che sinuoso entra nel mio cuore mia dolce lady!

Solo frivole smancerie, se ci fosse stato anche solo un briciolo di compassione nei miei confronti avrebbe accettato di lasciarmi andare. Invece era ben contento di incatenarmi a lui, avrei passato la mia vita a cucinargli e a partorirgli figli che sarebbero diventati ancor più vanitosi del padre!

I giorni seguenti al nostro fidanzamento furono un incubo, così anche la notizia che mi avrebbero imbarcata sull'Occhio della dea..
Mio padre sosteneva che sarebbe stato pericoloso lasciarmi da sola, in quanto potevo scappare e non assolvere ad i miei futuri doveri coniugali. In fin dei conti non potevo che dargli ragione! Non avevo veramente nessuna intenzione di assolverli.

Fissavo con tristezza Bridgetown, mentre la nave si allontanava dall'isola.
Intorno a me vedevo gli uomini di mio padre lavorare su quella nave in cui lui aveva passato molti anni di vita. Aveva un aspetto orribile, c'era un immenso disordine ovunque. Era piena di scheggiature e chiari segni di riparazioni da poppa a prua, probabilmente causati dai urti nei combattimenti navali, i cannoni erano testimoni silenziosi di quelle stragi. La prua era munita di un alto castello ed a poppa di un cassero ancora più alto, aveva tre enormi alberi con vele bianche piegate. Sull'albero maestro c'era la coffa con un marinaio che vegliava, mentre notavo che avevano innalzato niente meno che il "jolly roger", la nera bandiera con un teschio e due ossa incrociate. L'albero di trinchetto aveva un'altra bandiera, la croce di San Giorgio che raffigurata la nostra provenienza inglese.

Seguendo con gli occhi l'ombra fatta dall'albero di bompresso sul mare, si vedeva un'altra ombra. La sagoma di una donna con ali che impugnava qualcosa nelle mani, era difficile capire di cosa si trattasse. Era la polena, avevo notato anche la figura di altre due donne alate vicino al timone, erano statue molto pregiate che raffiguravano qualcosa in chiave simbolica, una aveva in mano la sagoma di un sole e l'altra aveva una luna. Entrambe puntavano quegli astri verso un punto sotto il timone, quella particolarità mi aveva colpito profondamente. Mio padre non era al timone, mentre io sapevo perfettamente che cos'era.

Si narra che la nave fosse la custode di una maledizione, questa trasformava le donne in mostri alati, con ali e artigli da diavolo. Io in quel momento volevo solo essere libera e conoscevo la chiave per inescarla. Congiungendo le due statue qualcosa si era innescato e dalla porticina sotto il timone era apparso una leva che tirai. Sentivo il rumore di catene e all'improvviso apparve la polena in cima alla nave con le mani aperte, un occhio di pietra si trovava al loro interno. Rimasi meravigliata da quella visione.

Non so cosa mi prese ma toccai l'occhio di pietra, le mie mani vamparono come fuoco, mentre la maledizione si impossessava di me. L'occhio era diventato completamente viola e nel mio sangue sentivo scorrere una immensa forza. Un drago mi apparve davanti come un'allucinazione o come il tocco della mano di un male antico. Avevo davvero bisogno di un paio di ali, anche se mi costava l'anima, ma in fondo ero disposta a pagare il prezzo.

Marchese Matthews: My lady, ma cosa state facendo e perché avete le mani bruciate?

Fissavo l'orrizzonte mentre sapevo che quello che bruciava in me non erano certe le mani. Ma lui, come nessun altro, poteva capire quello che mi stava accadendo. In fondo era destino che fossi nata per soffrire. 

Arkavarez (Stefano Muscolino- anno 2011)

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1 commento:

  1. Bello davvero ma difetta forse di una revisione.
    Sistemandolo in alcuni punti diventerebbe davvero molto bello.
    Personaggi ottimi, ma spiegati troppo in blocco, manca una crescita graduale che affascini il lettore. Qualche raro refuso. Il resto sono solo complimenti per l'originalità e il soggetto. Bravissimo, ma rileggilo.

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