sabato 8 ottobre 2011

Due cuori spezzati

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Due cuori spezzati
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Christina
Non ero mai stata così giù, la scodella piena d'acqua che si trovava per terra, rifletteva il mio viso. I miei occhi erano diventati viola e luminosi, sulla schiena mi crescevano delle orribili ali nere e mi stavo trasformando in un vero demonio della desgracia. Continuavo a piangere e a prendere a pugni quelle parete logore, tuttavia non mi aiutava a risollevarmi. Non era il dolore della maledizione che mi affligeva ma il mio cuore era frantumato. Lentamente i colpi sulle pareti si attenuavano, come le mie forze e guardavo i miei artigli neri che un tempo erano mani. Tutto il mondo era così freddo e così crudele, non meritavo un fine simile. Ma forse una colpa c'è l'avevo, o forse era un pregio, in quel momento mi veniva difficile giudicare. Io lo amavo o forse lo amavo ancora dopo quello che avevo saputo. Avevo sognato sempre che fra noi era el amor puro. Ancora ricordavo le parole di quel suo amico inglese Timothy, entrate nel mio cuore come la spada di un conquistadores.


Timothy: Cristòbal hai già raccontato ad Christina il tuo coraggio nella nostra avventura e di come tu mi abbia salvato la vita? That's incredible, lo so, lui mi ha salvato da un Marchese che teneva prigioniera la figlia del capitano Ashley e ci voleva uccidere. Purtroppo la ragazza aveva beccato una maledizione, era stata trasformata in un'autentica arpìa, come quelle delle leggende e forse centra quella pietra che lui ha in tasca. Cristòbal è stato non solo è stato cosi coraggioso da liberarci dal Marchese, ma anche per essersi avvicinato a quella ragazza e l'ha pure baciata per almeno dieci minuti! Beh perché quelle strane facce? Che succede? Qualcosa che non va?

Quelle parole sembravano un eco nella mia testa e ancora sentitivo il dolore nella mia mano, dopo averlo schiaffeggiato con tutte le mie forze. Che vergogna che fosse successa una cosa simile! Che vergogna che lui mi avesse mancata, propio quando ero pronta a dichiararli che lo amavo. Mio padre lo diceva sempre: los problemas vienen cuando no es necesario .

Intorno a mè c'erano un sacco di rottami, era buio ma i miei occhi vedevano perfettamente nelle tenebre, sicuramente a causa della maledizione, così come sentivo le voci dei corsari in coperta, non era normale che io li sentissi così bene da così lontano. Mi muovevo in girotondo, osservando dei aratri che servivano per vangare la terra, come una montagna di selle e ruote per carri. C'era anche un vecchio arazzo sulla parete ma era marcito a causa della umidità, così come un sacco di casse, corde e sacchi di chicchi di caffè tostati, tutto infracidito! Ormai tutte quelle merci erano inutilizzabili. Cercavo in mezzo a quelle cose qualunque cosa che potesse servirmi, ma non c'era niente di utile, una vera mala suerte.

La nave scricchiolava e lentamente quel trambusto aumentava, forse il mare era mosso o forse immenente era una burrasca. In lontanza il fragore di tuoni e fulmini, il mio udito percepiva perfino questo. Continuavo a pensare a Cristobàl, sentivo di odiarlo ma non ero capace, le lacrime continuavano a scendere dai miei occhi. Lo ricordavo da quando era poco più di un bambino e come tutti i vagabondi, viveva in spiaggia e nella vegetazione della nostra isola. Il nostro popolo non aveva mai gradito i mezzo sangue, o meglio coloro che erano nati da un genitore quemì e da uno spagnolo, ma mio padre non la vedeva così. Io avevo sempre giocato con lui, era stato un ragazzo sempre gentile e tutti i giorni facevamo il salto della fune, castelli di sabbia, danzavamo cantando filastrocche. Prima di andarmene, lui mi regalava della frutta o qualcosa che trovava nei suoi pellegrinaggi. Era così dolce.


Mio padre decise di addottarlo, lo portò nella nostra taverna e incominciò ad educarlo come un figlio maschio, a mè mi mise vicino a lui come se fossi una sorella. La verità che non mi sono mai sentita come una sua sorella, il rapporto che avevamo era troppo speciale e muy intenso. Andammo a scuola insieme e fù impossibile non sederci accanto nei banchi di scuola, non stava mai con gli altri ragazzi ma era sempre vicino a mè a controllarmi. Le semplici parole scambiate con un altro ragazzo lo facevano arrabbiare, tanto che ogni volta veniva con una scusa per allontanarmi e poi a rimproverarmi, era molto geloso di mè ma mi faceva piacere che lo faceva, io mi sentivo protetta. Ricordavo perfettamente che il Señor Macario Mandera, che ci insegnava historia, aveva la brutta abbitudine di usare la bacchetta di legno per chi non studiava o non ubbidiva in classe. Per lui l'insegnamento era uno dei momenti più importante della vita. Infatti era severissimo e ci teneva in riga, dicendo che per quanto veniamo cresciuti su un isola di indigeni, la nostra differenza risiedeva nella nostra educazione civile, quella stabilita da sua maesta di spagna e creata per il nostro bene.


Avvolte il lavoro nella taverna ci impegnava per intere giornate, capitava che sia io che Cristobàl non potevamo studiare, dovendo aiutare mio padre. Un gran lìo era per mè essere chiamata un giorno all'interrogazione senza aver studiato. Il maestro decise che fossi io quel giorno e mio padre teneva molto che le considerazioni dei maestri nei miei confronti fossero alti. Mi sentivo male a quel pensiero e mi stava venendo da piangere, ma Cristobàl decise che doveva interrogare lui, supplicandolo finchè non accettò. Spagliando ogni domanda, il maestro la ha picchiato per la sua sgradita comparizzione. Lui lo ha fatto per non vedermi piangere, il suo gesto mi ha commossa e ho incominciato ad innamorarmi veramente di lui. Lui è sempre stato nel mio corazòn, ogni giorno speravo e pregavo Dios


Porque! Porque! Porque questa muchacha, che bacia uomini appena conosciuti, con tanto mal costume che è degna solo di essere chiamata maldita puta, ha invece meritato la sua attenzione?

Non riuscivo a togliermi quei pensieri dalla testa, ma poi avevo sentito dei passi. Sembravano lontani ma rimbombavano nella mia testa come fossero esattamente dietro di mè. Il mio abito era a brandelli, pieno di sangue, causato dalla collutazione con i corsari. Non so cosa mi era successo mentre incominciavo a colpire e uccidere quei due disgraziati, forse stavo solo diventando pazza? Rammendavo quel abito come meglio potevo, strappando dei lacci dal vestito legandolo frettolosamente, avevo fatto uscire anche da un baco sulla schiena, quelle due enormi ali che mi erano cresciute. I passi si facevano sempre più pesanti mentre io ero riuscita a chiudere l'abito in una maniera tale da non apparire spogliata. Il terrore di quei uomini nei miei confronti, mi appariva nella mia mente e quasi mi spingeva ad essere aggressiva, forse questo motivo mi ha spinto a gesta piene di ferocia, ma che non mi appartenevano. Quel uomo che arrivava tuttavia sembrava calmo e freddo.

Presi un pezzo di legno, il manico di una vecchia ascia da leñador e la impugnai, mentre mi avvicinavo nella direzione di quei passi. Nella più totale oscurità, distinguevo perfettamente le pareti mentre percorrevo quella cambusa. C'erano insaccati appesi alle travi del tetto con dei uncini, nella stessa maniera anche dei bacalao, dei pesci color grigio e abbastanza grandi, venivano salati ed essiccati. Improvissamente, un legno ha scricchiolato e avvertendo dei miei passi, e quel uomo si è fermato improvissamente. Sentivo il suo cuore battere più intensamente mentre lui si controllava a restare silenzioso, io lo percepivo chiaramente. Il ritmo del suo cuore agitato mi entrava in testa, quel suono di battere di tamburo, che non avevo mai avevo sentito senza appoggiare la testa ad un petto, mi rendeva nervosa. Così anche il ritmo del suo respiro che lui aveva trattenuto e lentamente aveva ripreso, inspirando ed espirando, il suo alito emanava un odore di qualche rum inglese. Era nella stanza accanto, a venti passi da mè. Gridai di andarsene perché se perdevo nuovamente il controllo, potevo ucciderlo.

Sir Murdock: Shut up! Credi di spaventarmi piccola sciocca. So che se avessi paura di te mi attaccaresti ma ho un colpo in canna, ti consiglio di stare alla larga da mè donna alata, o quella pallina di piombo te la sparo in testa. Penso che è stato un errore portarti qua, quel native cook tuo del amichetto ha l'occhio di Aurora con sé e ti sei presa anche tu la maledizione. Ora sarà pure disperato ma non gli basta per recuperare quello che ci serve. Credo che il piano di mia figlia, qualunque esso sia, ha buone probabilità di essere un fiasco. Volevo comunicarti che il marchese Edward Draymond ha deciso di comprarti per ben 100 pezzi d'oro, sembra che abbia avuto una cotta per te. Non so se è una sciocchezza da parte sua ma comunque se lo sistemi e lo mando altro mondo, posso rispalmarmi il suo onorario per questa missione. Fai solo quello che devi, ma il tuo amico indigeno ha da rispondere del fatto di avermi sputato nel viso. Appena lo appenderò con un cappio al collo e incomincerà a penzolare ancora attaccato all'albero di bompresso, farò in modo che tu potrai vederlo con i tuoi stessi occhi! Per adesso.. Good night!

Avevo sentito una porta sbattere nella stanza accanto, corsi dentro mentre sentivo poi un rumore pesante che finiva in un tonfo: era la spranga di legno che sigillava la porta. Ero condannata ad essere rinchiusa. Corsi contro l'entrata mentre vedevo la rossa luce di una lanterna svanire sotto lo spiffero del portone, e mentre dei passi che si allontanavano in una fragorosa risata. Gridai con tutte le mie forze e uno strano urlo uscì dalle mie labbra, così forte e penetrante che fece esplodere una bottiglia di vetro per terra. Mentre la mia voce si calmò sentivo sopra di mè un forte trambusto e di marinai che correvano terrorizzati, anche questa era un'altra diavoleria della maledizione? Quello che so è che ero crollata in ginocchio, piangendo a dirotto, desideravo morire.

Cristobàl
Il Señor Valencia chiese ad Aleandro, un suo amico che qualche volta prestava servizio per lui, di occuparsi della taverna per circa un'ora. Nel frattempo, tra la gente all'interno della locanda, avevo riconosciuto Josè, mi aveva salutato sventolando la mano e si era avvicinato un istante, chiedendomi se fossi ancora interessato all'acquisto di qualche pistola. Io avevo risposto che ne poteva essere certo! Vedevo poi Timothy che era ancora trattenuto dalle guardie. Lo stavano interrogando e Josè mi aveva detto che forse lo mettevano per sicurezza agli arresti domiciliari, cioè che non poteva uscire dalla taverna, ma questo già lo aveva deciso Edoardo. Josè se ne era andato e io mi ero diretto nella mia camera da letto, insieme al Señor Valencia. Gli avevo mostrato la lettera e gli avevo raccontato di nuovo tutta la storia, avevo preferito omettere che si sarebbe trasformata in un arpìa e anche le questioni sentimentali fra noi, forse erano argomenti che era meglio non toccare. La verità è che mi sentivo uno schifo per quello che era successo.

Señor Valencia: Cristobàl, sono troppo vecchio per combattere quei malditos piratas, sono solo cani affamati di oro. Il tuo amico inglese, por suerte non è avido al punto di toccare la vita degli altri e ti rispetta. Penso che puoi fidarti di lui, ma io invece solo di te ho fiducia. Credo ci sia un problema: non credo che staranno semplicemente ai patti, piratas no son leales! Se tuttavia riesci a procurarti quel calice che tanto vogliono, potresti al contrario ricattarli. Fatti aiutare anche dal caballero Edoardo Puño De Hierro, quell'uomo fa le veci della legge e ha un' innata fede cristiana a guidarlo. Lui insieme al Señor de la villa comandano il villaggio e hanno il potere di prendere decisioni importanti. Non se è possibile tuttavia convincerli di prendere una reliquia sacra dalla cattedrale, però promettimi che farai di tutto, legale o illegale per salvare Christina. Domani mattina vedremo il da farsi, ma adesso lasciati curare le tue ferite. Seis pequeños peggio di un cadavere!

Quello che pensava il vecchio era giusto e mi ero spogliato per ricevere le medicazioni. Il vecchio si era occupato delle mie ferite, dopo di che mi ero messo a letto per riposare un pò e recuperare le forze. Prima di farmi una dormita, il Señor Valencia mi aveva portato una strana arma, guardandomi con molta serietà e mi aveva detto di usarla per difendermi, nessuno doveva più permettersi di colpirmi in quella maniera. Avevo preso seriamente il suo consiglio e non avevo potuto fare altro che ringraziarlo. Lui me l'aveva fatta prendere fra le mani, era una ballesta de repetición, ero sbalordito davanti a quella sofisticata e crudele arma da guerra. Si era acceso il sigaro e si era tolto il suo chaleco de cuero mettendosi poi a spiegarmi come farla funzionare. Questo tipo di balestra, a differenza di quelle comuni, possedeva una cassetta che conteneva le munizioni: dodici frecce o bolzoni non impennati, posti uno sopra l'altro, in pratica dodici colpi.

Quando la leva di caricamento veniva tirata, si alzava la cassetta e il crocco prendeva la corda, mentre una freccia cadeva nella scanalatura. Tirando poi la leva all'indietro si tendeva la corda e la cassetta si abbassava. Alla fine del movimento della leva, partiva il colpo senza usare alcun grilletto. Il suo vantaggio era che si poteva tirare ben dodici volte prima di ricaricare, non una rispetto alle balestre comuni. I problemi di quell'arma erano tuttavia ben due. Era difficile prendere una mira precisa perché mettere l'occhio in linea di tiro era impossibile, la cassetta munizioni tappava la visuale di mira. Secondo problema era la scarsa potenza e non arrivava a lunghe distanze, in pratica non oltre cento metri in cui il bolzone cadeva a terra o non era più abbastanza letale da uccidere un avversario.

Aveva la collezione di un mucchio di cose strane, ma non immaginavo che avesse persino un'arma del genere, data la situazione avevo accettato il regalo senza esitare. Anche lui era contento di darmela, capivo che non voleva perdermi e in fondo anch'io ci tenevo a lui, del resto mi aveva cresciuto ma ovviamente il rapporto con lui non era certo tenero, era un uomo severo con me e io al contrario avvolte mi dimostravo menefreghista. Quella sera tuttavia eravamo entrambi quieti, sulla situazione di Christina c'era poco da scherzare. Continuavo a pensarla e impazzivo a saperla in un tale pericolo, soppratutto dopo la nostra lite, ancora mi sembra di sentire le sue cinque dita stampate sulla mia faccia. Aver baciato Ashley ha rovinato tutto tra di noi, mentre io non desideravo che lei, mi sentivo così stupido!

Dopo avermi caricato l'arma, l'aveva appoggiata sopra una sedia e se ne era andato. Io sentivo fuori il temporale e l'acqua che ormai scendeva a dirotto, ma ero riuscito lo stesso ad addormentarmi. La sera e la notte l'avevo passata in convalescenza e la mattina seguente, dopo aver riaperto gli occhi, mi ero trovato di fronte Timothy.

Timothy: Good morning! Sempre a me tocca svegliarti, come mai ieri non sei venuto a raccontarmi come erano andate le cose? Immagino che le tue condizioni fisiche non te lo permettessero, io ho avuto quei cavalieri che mi tenevano inchiodato al tavolo. Che noia! Mi hanno riempito di così tante domande su Sir Murdock e sul galeone fino a farmi venire il mal di testa. Comunque, don't worry, il vecchio mi ha raccontato ogni cosa. How do you feel? Ho comprato una pistola dal tuo strano amico Josè che è venuto una mezz'oretta fa e mi ha detto di dirti che se ci serve qualcos'altro, lui è a nostra disposizione. Vuoi dirmi qualcosa in segreto? D'accordo! Tell me! Christina si è auto maledetta come Ashley?! Damn!! Un vero casino! Mi sento anch'io in colpa per la situazione di quella ragazza, ti avevo chiesto io di allontanarci dalla taverna e per sbaglio ti ho pure rotto le uova nel paniere. Comunque puoi stare tranquillo, ti aiuterò per tutto questo pasticcio. Vedrai che riusciremo a liberare Christina da Sir Murdock in qualche modo! Non temere, my friend!

Avevo apprezzato le parole di Timothy e lui mi aveva aiutato ad alzarmi, ero pieno di acciacchi, gli avevo detto che dovevo smetterla di farmi prendere a botte! Lui alla mia battuta si era messo a ridere. Appena eravamo scesi, avevo trovato quel Garsia Mandera insieme al suo compare Gonzales Costa, mi avevano avvertito che Edoardo Puño De Hierro insieme alle guardie del paese erano andati a incontrare i corsari, in via diplomatica per un trattato di pace e per far scarcerare Christina. Avevo esultato di gioia, quel caballero era davvero un mito!! Anche Timothy sembrava contento, anche se ci avevano detto che eravamo agli arresti domiciliari senza nessuna accusa, solo per la nostra sicurezza e che eravamo gli unici a possedere informazioni su quei pirati.

La giornata era passata tranquilla, insieme a Timothy e il vecchio, avevamo passato la giornata a servire i clienti della taverna. Alcune guardie erano venute la sera, dicendo che la mattina seguente eravamo attesi da Edoardo Puño De Hierro. La loro voce era però nervosa, sentivo che c'era qualcosa o qualche problema in arrivo. Dopo tanta ansia e senza altre notizie era sorto quel nuovo giorno. Ero stufo di vivere rinchiuso in taverna, senza prendere una boccata d'aria, senza avere più notizie di Christina e quella mattina in particolare avevo una brutta sensazione. Come sempre cercavo di farmi coraggio. Timothy era uscito dalla stanza con la sua nuova pistola, ben visibile dentro la fondina, nessuno ci diceva niente per le armi, nemmeno del fatto che giravamo con gli stocchi a portata di mano nella taverna in presenza delle guardie, ma da un lato tutti erano stati comprensivi per il nostro dolore. Avevamo trovato il Señor Valencia che già di prima mattina riordinava i bicchieri, era in ansia quanto me e ormai questo silenzio ci innervosiva tutti.

Avevamo approfittato per fare colazione con caffè e maracuya, Timothy non le conosceva e le guardava strane, però quando l'aveva assaggiate, sorrise per il raffinato sapore. Non sono facili da trovare, perché ci sono poche piante di questa frutta sull'isola, sono frutti a forma ovale e dal colore rosso, alcuni li chiamano anche frutti della passione. Hanno un sapore agro-dolce, una sensazione divina in bocca. Visto che Timothy gradiva assaggiare la frutta, gli avevo portato un'altra che di sicuro non conosceva, l'ananasso. La pianta ha lunghissime foglie e nel centro, durante l'infiorescenza, si crea questo enorme bulbo dalla scorcia marrone, che ha all'interno una polpa giallastra dal sapore altrettanto buono e zuccherino. Proprio mentre ero pronto per tagliarlo, la porta della taverna era stata aperta e vi era entrato niente meno che il caballero Edoardo Puño De Hierro.

Era stato di parola quando fece dire dai suoi uomini che sarebbe venuto. Non aspettavamo altro che le sue notizie, cercando di leggere i suoi occhi, avevo chiesto dove era Christina. Ci aveva saluti tutti in maniera frettolosa e si era avvicinato a noi tre invitandoci a sedere. Io Timothy e il Señor Valencia lo avevamo fatto sedere e tutti eravamo molto curiosi di sapere cosa aveva da dirci. Si era scoperto la testa, togliendosi quella pesante borgognotta e l'aveva messa sopra il tavolo, era come al solito vestito con la sua armatura ancora sporca di terra, evidentemente non aveva nemmeno dormito per le sue occhiaie. Il vecchio gli aveva versato da bere mentre aspettavamo sue notizie, eravamo rimasti in un silenzio religioso. Lui bevendo e toccandosi nervosamente il pizzetto cercava le parole giuste, per riferire la situazione. Fino a quel momento avevamo sempre visto il caballero pieno di fierezza e speranza per il futuro, ma in quel momento mi sembrava alquanto abbattuto. Si vedeva chiaramente che non sapeva come iniziare il discorso, ma poi si era fatto coraggio.

Edoardo Puño De Hierro: Cristòbal Ortega e Timothy Swallow devo informarvi che ho pochi uomini a mia disposizione, ho bisogno di aiuto e sono sicuro che voi sapete usare perfettamente le armi. In questo momento il nostro villaggio e la città sono divisi, abbiamo cercato di contattare la nave di Sir Henry Murdock sperando in una loro ritirata o almeno in una negoziazione. Purtroppo non c'è stato niente da fare, vogliono il Cáliz sagrado del perdón ad ogni costo! Se non lo otterranno, oltre alla muchcha rapita, minacceranno di attaccare anche tutto il paese. Non possiamo finire sotto tiro di una batteria di cannoni di un galeone, sarebbe la muerte per tutti. Noi non abbiamo assolutamente niente per fermare un nave di quelle dimensioni. Avevamo preso provvedimenti ieri sera. Il Señor de la villa in persona, con una piccola scorta, si era diretto verso Castillo de los condes, ma successe qualcosa. E' stato picchiato e minacciato dagli uomini dei conti davanti ai cancelli. Affermano cose assurde e attaccheranno chiunque si avvicini in quella zona a reclamare il calice. Ancora non sappiamo come gestire la situazione. Quello che vi chiedo è questo: alle due di oggi pomeriggio vi voglio entrambi al cancello della residenza del Señor de la villa. Credo che in fondo desideravate un ruolo attivo, io ve lo concedo, ma dovete sottostare ai nostri ranghi! Puedo contar?
Nessuno dubitava che le sue parole fossero serie, io e Timothy ci eravamo guardati negli occhi un pò stupiti dell'offerta. La mano del Señor Valencia poi mi cingeva le spalle, invitandomi ad accettare e che sarebbe venuto anche lui insieme a noi. Lo scopo del nostro arruolamento era chiaro: dovevamo far avere il calice ai corsari, non solo per far liberare Christina, ma per salvare anche il villaggio. Non so come potreste sentirvi voi in una situazione del genere, ma io avevo veramente voglia di prendere a testate il muro!!
Comunque dentro di mè mi feci forza. Non temere Christina:

vengo a prenderti!!

Arkavarez (Stefano Muscolino- anno 2011)

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