domenica 30 ottobre 2011

La maledizione di Sekhmet


 


Il fuoco mi appartiene
nasco sotto la luce del sole
brucio, fumo e ruggisco.
I miei aspetti sono taglienti ed ho graffiato in profondità.
La mia energia è forte e feroce,
il mio fastidio ha necessità di essere espresso.
Benché a volte delicata, io posso essere molto aggressiva.
Una volta risvegliata sono difficile da escludere:
sono sempre intensa, appropriata e necessaria.
Devo essere sentita, devo essere riconosciuta.
Non raggiungermi, sarò io a trovarti,
perchè ora che sai di me ,
sei tu la mia preda!...”
Presentato da: Stefano M. & Angela V.


CAPITOLO I

Ero in un deserto in piena notte e di fronte a me vedevo una luna crescente color cremisi. Il vento soffiava forte e alzava la sabbia da cui cercavo di ripararmi, ma mi entrava ugualmente ovunque, nelle orecchie e persino dentro ai vestiti.
Sentivo un gran freddo che mi penetrava fino alle ossa. Camminavo in quella distesa sabbiosa senza sapere dove ero diretta, ne da dove provenissi. L'unica cosa che riuscivo ad intravedere intorno a me erano dune e dune di sabbia, sopra un immenso cielo stellato. Neanche l'apparire di comete che lasciavano una debole scia riuscivano a donarmi un pò di serenità. Il mio istinto mi diceva che vi era qualcosa che non quadrava. Le mie grida non riuscivano ad oltrepassare il fastidioso ululato della tormenta ventosa, mentre proseguivo in una qualsiasi direzione.
La verità era che avevo l'impressione di essere seguita da qualcosa, ma non vedevo nulla intorno a me. Un ruggito mi ghiacciò il sangue, ma non ne fui sorpresa, nonostante continuassi a non distinguere nessuno.
Gridai:

- C'è nessuno?! -

Nulla. Sembravo davvero sola e sperduta, in ogni caso non vi era nessuna presenza, forse il mio istinto si era sbagliato e quel rumore udito era stato solo frutto del vento. Mentre la mia mente era impegnata in questi ragionamenti, i miei occhi si posarono su me stessa e notai di avere intorno al collo un Kefiah a scacchi (bianco e nero) e di indossare una lunga veste, bianca come il latte e un paio di sandali ai piedi. Non avevo idea del perché fossi conciata in quel modo. Inoltre una sacca d'acqua fatta di pelle mi penzolava da una spalla. Pensai - Mi manca solo un cammello e posso essere scambiata per una beduina. - Un nuovo ringhio acuto ruppe il silenzio e stavolta sentì qualcosa correre dietro di me.
Gridai:

- Ti prego esci allo scoperto e non farmi del male. Chi sei? -

Qualcosa correva a grande velocità, appariva e spariva nelle nuvole di sabbia poco lontano da me. Non capivo chi o cosa fosse, ma terrorizzata iniziai a correre via da quella figura. Ero seguita, ma non osavo voltarmi indietro, le mie gambe proseguivano in fretta più della mia mente. Un orribile ruggito si percepì nuovamente nell'aria, ma non avevo nessuna intenzione di fermarmi.
Ad un certo punto, vidi davanti a me una grande città dove vi era un'enorme piramide con diverse case e colonne sparse un pò ovunque, tutte illuminate da fiaccole emananti luce rossastra. Arrivai ad una strada pavimentata fatta di pietre incastrate nel suolo, qui le mie gambe potevano correre con maggiore velocità rispetto alla sabbia. La strada era attorniata da palmeti, distesi con una perfezione quasi geometrica. Un'ombra era dietro di me e voltandomi vidì due orribili occhi giallastri che mi fissavano, dalla sagoma sembrava una donna, ma correva a quattro zampe e ruggiva. Cercai di gridare aiuto ai quattro venti, ma dalle case nessuno si affacciò.
Più avanti vi era un'enorme muro con un ingresso, dove due grosse sfingi erano a guardia della porta, dovevo nascondermi la dentro se volevo avere scampo.
Gli artigli della bestia battevano sul suolo, qualunque cosa fosse, voleva me!All'improvviso non la vidi più, sollevata della cosa rallentai ma l'istante dopo l'ombra mi piombò addosso. Non feci in tempo a scanzarmi che un violento colpo di artigli mi prese in piena gola. Arrivai a terra, tenendomi la ferita con tutta la mia forza, mentre il sangue ne fuoriusciva in gran quantità. Non riuscivo a gridare con la gola recisa, ormai non avevo più nessun scampo e di fronte a quelle due sfingi crollai definitivamente.
.....

Come ogni notte ero stata perseguitata dallo stesso incubo.
Svegliarsi all'improvviso con le gocce di sudore che ti si riversano dalla fronte su tutto il viso, era proprio insopportabile.
Ogni volta che succedeva per tutto il resto della notte non riuscivo più a prendere sonno e continuavo a fissare il soffitto, rimuginando sul perché facessi sempre lo stesso incubo.
Per cui appena suonò la sveglia ero già pronta ad alzarmi da un bel po'.
La mia prima tappa fu il bagno, la vista del mio viso riflesso sullo specchio non era un granché, quella mattina avrei dovuto usare almeno un chilo di trucco per nascondere le occhiaie.
Mi diedi una sciacquata veloce e proseguì nella mia routine quotidiana.
L'appuntamento con mia sorella era alle nove e mezza al nostro solito caffè.
Ebbene si, ho una sorella e per giunta gemella che non mi lascia in pace un secondo ma è tutto ciò che mi rimane di una famiglia, visto che i nostri genitori sono scomparsi tragicamente a seguito di un incidente stradale. Senza di lei non potrei vivere, anche se spesso mi fa impazzire e a volte la strangolerei volentieri, naturalmente si fa per dire.
Secondo la telefonata di ieri aveva una bella notizia da darmi e non vedeva l'ora, a condizione però di vederci di presenza. Per il resto della chiamata non anticipò più nulla e io come al solito lasciai perdere, la conoscevo fin troppo bene non sarei in ogni caso riuscita ad estorcergli nessuna ulteriore informazione.
Quel giorno non dovevo lavorare, finalmente era sabato e come tutti i sabati potevo dormire un po' di più, se non fosse stato per quel maledetto incubo.
Il mio lavoro mi occupava quasi tutta la giornata, ero segretaria in un ufficio legale, niente di emozionante o adrenalinico, sveglia alle sette per essere sul posto di lavoro un po' prima delle otto, mattinata in ufficio, rispondere al telefono, pranzare per poi continuare nel pomeriggio nello stesso modo. Il mio datore di lavoro mi lasciava sempre sola e si rivolgeva a me solo quando mi doveva rimproverare di qualche particolare che mi era sfuggito durante la mattina.
Dopo il bagno la seconda tappa fu l'armadio, presi la prima cosa che mi capitò sotto tiro e la indossai tanto non avevo intenzione di far colpo su nessuno quella mattina.
Fisicamente non mi potevo lamentare, avevo una fisionomia snella, oltre ad essere abbastanza alta per una donna, ma non mi piaceva mettere in mostra il mio corpo più del dovuto, al contrario di mia sorella che non perdeva occasione. Sembrerà strano ma anche se eravamo gemelle, potevamo definirci l'una l'opposto dell'altra, a volte la natura gioca brutti scherzi o forse era solo la nostra voglia di distinguerci.
Io e mia sorella abitavamo entrambe a Liverpool, quando i nostri genitori morirono vivevamo già per i fatti nostri, ognuna nella sua rispettiva abitazione per cui l'evento non ci traumatizò a livello abitativo, a livello sentimentale invece fu tutta un'altra storia. Mia madre e mio padre erano delle persone squisite e per niente all'antica, quelle classiche persone che spingono i loro figli ad essere indipendenti, a seguire i loro sogni e a farsi un futuro, nel rispetto certo delle regole e della dignità individuale. A volte cercavo di ricordare i loro volti e le loro voce ma più passava il tempo e più il ricordo si allontanava, mentre il dolore cresceva.

Tornando al discorso di prima, anche se non vivevamo nella stessa casa, avevamo preferito almeno stare nello stesso distretto e cioè quello di Toxteth, cosi da poterci vedere ogni volta che volevamo. Toxteth è una zona interna della città di Liverpool, si trova precisamente nella contea del Merseyside, per chi non lo sapesse siamo nella grande Inghilterra. Amavo quella zona perchè era piena di verde, con due grossi parchi e le case tutte singole a schiera permettevano di avere una buona privacy. Odiavo infatti vivere in grossi palazzi con tanti appartamenti e i vicini che ti spiano e controllano a che ora esci e a che ora rientri, inoltre i collegamenti con il centro della città erano veloci e affidabili grazie alla stazione ferroviaria, per cui non ero costretta ad andare a lavoro per forza in auto. Al caffè trovai mia sorella seduta al suo tavolo preferito, aveva già ordinato qualcosa. "Come prima mi invita e poi ordina senza aspettarmi?". Incorreggibile come sempre pensai nella mia mente.
Mi sedetti accanto a lei salutandola, appoggiai la borsa sulla sedia e ordinai un caffè macchiato, ora ero tutta orecchi per sentire cosa aveva di tanto incredibile da riferirmi.

- Sorellina finalmente sei arrivata, non ti sarai dispiaciuta del fatto che ho già ordinato prima di te... -

- Cath, sono 25 anni che ti sopporto, non mi fa più tanta impressione, il tuo strampalato modo di comportarti. -

- Oh Brenda, sei sempre la solita, dovresti goderti di più la vita secondo me, sei sempre a lavorare. Ma non ti preoccupare perché ho una bellissima sorpresa in serbo per te, per questo stamattina ti ho fatta alzare dal tuo caldo lettuccio.-

- Spara vai subito al sodo, cosi sentiamo di cosa vai blaterando. -

Senza pensarci su due volte, prese la borsa e la aprì facendo emergere dalla maremma di cose che si portava dietro, una busta bianca. Non sapevo bene di cosa si trattasse.

- Ecco qua, ti chiederai cos'è questa busta bianca, benissimo è la nostra occasione di divertirci un po'.-

Aprì la busta e ne tirò fuori due biglietti d'aereo, compresi di andata e ritorno, per una non ben precisata località.

- Si come puoi vedere sono due biglietti per noi due, è ora di darci una mossa e divertirci, naturalmente offro io visto che ho avuto l'idea, ma non ti approfittare troppo della mia generosità. La metà è l'Egitto non ne sei affascinata anche tu? -

Nooo! Ancora con la sua fissa per l'Egitto, le piramidi, i cammelli e tutto il resto, ultimamente non faceva che riempirmi la testa di tutti questi argomenti e ora aveva pure prenotato per noi due dei biglietti d'aereo, proprio il massimo. Ma lei era fatta cosi e io l'amavo con tutti i suoi difetti. Eppure era strano, proprio oggi avevo fatto il mio solito sogno e ora questa sorpresa dell'Egitto.

- Lo sai che non posso assentarmi dal lavoro senza un preavviso, non posso partire cosi dall'oggi al domani, mi licenzierebbero. -

- Non ti preoccupare sorellina per quello, ho già parlato col tuo capo prima ancora di prenotare i biglietti, è tutto apposto. Naturalmente l'avevo avvisato di non dirti nulla, visto che era una sorpresa e come posso notare dalla tua faccia sei rimasta veramente esterrefatta. -

- Prima o poi mi farai cacciare in un brutto guaio ne sono sicura, e va bene per questa volta ti accontento, sarò la tua spalla in questo folle viaggio in Egitto, dopotutto un po' di sole e relax non può che farmi bene. -


Dopo un'altra dura settimana di lavoro, dal nostro incontro al caffè, arrivò finalmente il giorno in cui saremmo dovute partire per l'Egitto e alla fine anch'io non ne vedevo l'ora. Cathleen come al solito si era portata dietro una montagna di valigie e borse, per non parlare del fatto che fosse terribilmente in ritardo.
Dovevamo muoverci se non volevamo perdere il nostro volo, cosi in fretta e furia depositammo i bagagli e qualche hostess ci guardò male per via del nostro ritardo. Una volta sistemati i bagagli ci dirigemmo verso il corridoio che alla fine portava alla pista, sui cui stava piovendo e il tempo non prometteva nulla di buono, speravo solo che non influisse sul nostro volo.
Avevo volato altre volte, ma non ci avevo mai preso veramente il callo, si sono una fifona e non ci posso fare niente è uno dei miei tanti difetti. Ma chi non ha veramente paura di volare? meglio avere i piedi per terra.

- Attenzione! La Royal Dutch Airlines da il benvenuto ai passeggieri del volo per Luxor e avverte che fra dieci minuti l'aereo decollerà. Siete pregati di raggiungere i vostri posti. Grazie dell'attenzione. -

Le hostess incontrate sul nostro cammino continuavano a farci cenno di sbrigarci, ormai l'aereo stava per decollare e attendeva solo noi. Uscite fuori ci bagnammo completamente, ma per fortuna vi era un uomo con un ombrello intento a fumarsi la sua ultima sigaretta prima della partenza, che ci diede una mano.
Lo osservai per bene, non era inglese, sicuramente aveva origini egiziane visto la sua carnagione scura. Fisicamente non gli si poteva dire nulla era proprio un bel tipo, affascinante con la sua corporatura muscolosa e i capelli brizzolati. Poteva avere all'incirca trentacinque anni, fu molto gentile ad aiutarci a salire sulla passerella e una volta dentro a sistemare i nostri bagagli a mano. Mia sorella naturalmente non si perse l'occasione di far colpo, mentre io sono sempre stata un po' più timida di lei.

- Non so davvero come sdebitarmi la ringrazio per l'aiuto. Magari quando atteriamo io e mia sorella Brenda possiamo offrirle un drink per sdebitarci. In ogni caso mi presento io sono Cathleen e come le dicevo questa è mia sorella, siamo di Liverpool, lei forse è egiziano immagino. Come si chiama se posso saperlo? -

-Tasharrafna signorine. Nella nostra lingua significa è piacere fare la vostra conoscenza, il mio nome è Sahid e sono di Karnak. -

- Piacere nostro, possiamo darti del tu Sahid? -

- Certo naturalmente. -

Mia sorella sembrava al settimo cielo, a quanto pare dell'Egitto non era interessata solo a gerogrifi e sfingi. Feci un cenno per salutare e mi posizionai seduta al mio posto, potendomi finalmente togliere l'impermeabile bagnato fracido, mentre il portellone dell'aereo si chiudeva e iniziavano le procedure di decollo. Passarano ancora diversi minuti, mia sorella era sempre intenta a parlare con Sahid, ma dalla mia posizione non riuscivo a sentire cosa si dicessero, io invece mi diedi una piccola sistemata ai capelli e iniziai a leggere un libro che mi ero portata per l'occasione. Poco dopo ci fu l'annuncio ufficiale del decollo, dovevamo allacciarci le cinture e sedere nei nostri posti cosi Cathleen fu costretta ad abbandonare la conversazione e a sedersi accanto a me.

- Hai finalmente finito di importunare gli sconosciuti? -

- Oh, Brenda! Ma quando comprenderai che non stiamo andando a fare un colloquio ma a fare una bellissima vacanza. Ti devi rilassare e svagare. -

- Dovresti invece ringraziarmi visto che te l'ho lasciato tutto per te. -

- Sahid è stato molto gentile con noi e mi ha promesso che quando arriveremo ci aiuterà ad orientarci a Luxor. Tranquilla che poi troveremo uno carino anche per te. Magari ha qualche amico niente male. -
- Lo sai bene sorellina che gli uomini non sono il mio forte, odio dovermi comportare in una certa maniera per piacere a qualcuno che nella sua vita non sa lavarsi neanche una camicia. -

- Tu e la tua mania dell'ordine e della perfezione, se fai cosi resterai sola con l'unica compagnia dei tuoi libri, menomale che hai una sorella come me che ti farà cambiare idea. -

Il resto del tempo non parlammo molto, ognuna avvolta nei propri pensieri.

CAPITOLO II

Lentamente i miei occhi si chiusero, subito iniziò una strana sensazione, mi sentivo come ingabbiata in una stanza buia. Cercavo di muovermi tastando nell'oscurità le pareti intorno a me, senza sapere bene dove mettessi i piedi. Qualcosa si mosse e potei rendermene conto solo nel momento in cui penetrò una tenue luce bluastra, da una delle pareti vi era uno squarcio.
Avvicinandomi mi accorsi che in realtà si trattava di un enorme porta di pietra, che riuscì a spalancare completamente. La polvere che ne scaturi saturò l'aria intorno a me, cercai di scuotermi tutta, ma non si trattava di polvere bensì di sabbia.
Entrai quindi in un'enorme stanza piena di geroglifici ovunque, in ogni angolo vi erano disegni e colori tutti da lasciare senza fiato. Il riflesso blu permetteva di osservare quei disegni, vi erano principesse ingioiellate accanto a faraoni seduti nei loro troni, o servi inginocchiati posti vicino ad esseri dalla testa di uccello, schiavi impegnati a tirare blocchi di pietra o a coltivare terre irrogate da un grande fiume, sicuramente il Nilo.
Anche i tetti erano ornati da queste immagini, mentre il pavimento era ricoperto di mosaici. Al centro della stanza in cui mi trovavo vi era un'enorme piscina con delle fiaccole accese, era questa a provocare il riflesso bluastro.
Ero vestita come al solito, abito bianco, Kefiah bianco e nero e sacca dell'acqua a tracollo, era come se tutto ciò fosse in qualche modo familiare.
Poco più avanti della piscina vi erano delle colonne e una parete di canneti usata come separè, dietro di essa trovai delle tovaglie bianche a terra, un foulard e dei sandali. Tutto come se qualcuno si fosse appena spogliato.

- Hey Brenda! Facciamo un bagno insieme? Vieni che l'acqua è limpida e tiepida! -

Mi spaventai a morte! Quella era la voce di mia sorella e non capivo come poteva esserci anche lei in questo strano posto.

- Cathleen! Dove sei?! -

- Vieni Brenda! -

Uscendo dal separè, ritornai a guardare verso la piscina e vidì mia sorella completamente nuda che mi sorrideva allegra come sempre, indicandomi di raggiungerla. Mi sentì in un certo senso rassicurata dalla sua presenza e le sorrisi a mia volta. Non feci in tempo a raggiungerla che tenendo le braccia in posizione, si tuffò dentro l'acqua.
Allora decisi di andare fino al bordo della piscina, attendendo che lei emergesse, per chiedergli cosa ci facessimo li, in un posto cosi antico e strano.
Osservando la superficie dell'acqua mossa, ogni immagine riflessa appariva distorta, ma una volta calmata vidi il mio volto con i capelli che mi ricadevano spettinati.
Attesi ancora, ma mia sorella non riemerse, il fondale della piscina era troppo buio per poterci vedere qualcosa, preocuppandomi decisi di chiamarla.

- Cathleen! Perchè non esci dall'acqua? Cathleen! Per favore, non mi fare preoccupare inutilmente riemmergi! Cathleen!! -

Nulla, nessuna risposta.
Decisi di spogliarmi e raggiungerla per tirarla fuori di lì, magari stava affogando e io non volevo rimanere ad aspettare immobile dovevo fare qualcosa. Ma fui bloccata dalla vista del suo braccio riemerso vicino ai miei piedi, tirai un respiro di sollievo mentre cercavo di afferrarla ed aiutarla ad uscire dall'acqua.
Tuttavia vi era qualcosa di strano, le unghie sempre ben curate e laccate di mia sorella ora apparivano estremamente lunghe ed affilate come degli artigli di un feroce animale. Vi era una strana peluria rossiccia su tutto il braccio, dall'acqua inoltre si potevano intravedere degli occhi gialli luminosi che mi osservavano.
Non si trattava di mia sorella, ma di quel strano essere che mi perseguitava. Lasciai immediatamente andare il braccio, un ringhio si protrasse per tutta la stanza.
Una zampa emerse dall'acqua e mi tirò un colpo secco che per poco non mi squarcio completamente la gamba. Urlai dal dolore, mentre la mia ferita iniziò a sanguinare.
Nella piscina le zampe di quella creatura riemersero nuovamente, cercai allora di allontanarmi lasciando una scia di sangue al mio passaggio.

- Lasciaci in pace, mostro!! Dov'è Cathleen?!

Con un mostruoso balzo l'essere uscì dalla piscina, mentre l'acqua schizzava da ogni parte, aveva un'abilità di muoversi quasi felina e si aggrappò ad una colonna.
La stanza non era abbastanza illuminata per poter distinguere chiaramente di cosa si trattasse, sicuramente non un essere umano. Mi bastava vedere solamente i suoi occhi gialli per essere terrorizzata a morte, questi mi puntavano come dei fari.
Cercai di rialzarmi malgrado la ferita, dietro di me vi era un altro separè e corsi verso di esso, non so dove fosse finita mia sorella ma in quel momento non ebbi il tempo di preoccuparmene, speravo solo non fosse stata uccisa dalla bestia.
Una volta raggiunto il separè, vidi una lancia attaccata al muro ma troppo lontana da raggiungere, poco vino al separè invece c'era un corridoio. Corsi dentro il corridoio senza pensare ad altro, la creatura sicuramente stava arrivando. Non volevo arrendermi, zoppicando continuai ad andare avanti. Più in là la creatura annusò l'aria per capire bene dove mi trovassi, non ci avrebbe messo molto visto l'odore acre del sangue che mi sgorgava dalla ferita.
Presi una fiaccola appesa al muro su un supporto di pietra, almeno avrei avuto qualcosa con cui difendermi, del resto si sa che gli animali si spaventano col fuoco.
Il corridoio in cui mi trovavo era fatto interamente di blocchi di pietra sabbiosa, continuavo a muovermi velocemente. Giunsi a quella che ritenni una grotta, la poca luce proveniva da una vistosa cascata che piombava in una vasca, fatta anch'essa di blocchi di pietra. L'acqua veniva canalizzata in una specie di fiumicciatolo che finiva in un cunnicolo. Non c'erano uscite. Sentivo i passi di quella cosa che si dirigevano verso di me e tenni stretta quella fiaccola, non sarei morta senza difendermi. Mi voltai verso la porta, pronta ad affrontare la creatura ma non era apparsa.

- Brenda! Ti prego aiutami, non mi abbandonare! -

Rimase scioccata da quelle parole, la voce appena udita era di mia sorella, dovevo fare quaclosa per aiutarla non potevo lasciarla nelle mani di quell'orrenda creatura.
Mi avvicinai alla porta per raggiungerla, fui sciocca!
In quel preciso istante sentì qualcosa squarciare l'aria come un proiettile con una precisa traiettoria, ma non feci in tempo a scansarmi. Una lancia si conficcò nel mio petto e mi buttò a terra, mentre la fiaccola mi cadde via dalle mani.
Sentì improvvisamente un freddo pervadermi tutto il corpo, oltre a un dolore lacerante. Stavolta la ferita non era solo marginale, una gran quantità di sangue ne uscì. Tentai ti togliermi via di dosso l'arma, ma era quasi impossibile e il dolore era lacerante. Le forze iniziarono ad abbandonarmi, ero come una candela a cui gli si fosse soffiato via la fiamma. La testa mi vorticava ed esalavo i miei ultimi respiri, dei passi si avvicinavano sempre più, ma ormai non era più una mia preoccupazione. Con la vista sbiancata vidì nella parete di fronte a me un'ombra riflessa dalla luce della fiaccola. L'ombra era della creatura che mi aveva perseguitata fino a quell'istante, era una specie di demone irto su due zampe con una coda lunga, non certo mia sorella. Fu l'ultima cosa che vidi poi tutto si spense intorno a me.
.....

Mi svegliai di soprassalto, era la prima volta che il mio incubo mi perseguitava anche di giorno e per giunta stavolta qualcosa era cambiato. Una strana sensazione continuava a percuotermi tutta, sudavo freddo e i miei muscoli erano in tensione. Proprio strano fare questo tipo di sogno ora che stavo per visitare per la prima volta l'Egitto, forse mi ero solamente lasciata condizionare dal mio sub-inconscio senza neanche rendermene conto. "Paura dell'ignoto" apostroferebbe un qualsiasi strizzacervelli e con tutta me stessa speravo fosse solo quello.
Mi voltai per vedere dove fosse mia sorella, accanto a me nel sedile non ve ne era traccia. Sarà andata di nuovo ad importunare Sahid o come si chiamasse. In quel momento dall'altoparlante arrivò l'annuncio del nostro arrivo a Luxor.

- Tutti i passeggeri sono pregati di mettersi seduti ed allacciarsi le cinture. Siamo in arrivo a Luxor, tra breve inizieremo le manovre di atterraggio. Il personale della Royal Dutch Airlines a bordo vi augura buona permanenza in città. Grazie per l'attenzione. -

Proprio in quel momento dal corridoio dietro di me, vidi rispuntare mia sorella, con il suo solito sorriso a 360 gradi stampato sulla faccia.

- Sorellina tutto apposto? Mi sembri pallida in viso, so che non ami molto volare, ma ormai siamo quasi arrivati. -

- Solo un brutto sogno Cath, niente di che. Certo che non ti si può lasciare un attimo che sparisci, spero non farai altrettanto in città. -

- Beh ho visto che dormivi e ne ho approfittato per fare altre due chiacchiere con il nostro bel tipo la giù in fondo. Devo dire che non è niente male, sia fisicamente che a livello intellettuale e la cosa non dispiace. -

- L'avrai tartassato con un milione di domande, immagino il nostro povero Sahid. Hai scoperto qualcosa di interessante? -

- Sembra che lavori come archeologo, esperto di Storia e mitologia dell'Antico Egitto, fa spesso la spola tra l'Egitto e l'Inghilterra, tiene seminari un po' in tutte le università più importanti. A quanto pare è molto famoso e bravo nel suo campo, un buon partito non credi? -

- Sai che non sono molto interessata a questo genere di cose, sono uno spirito libero amo la mia indipendenza non so quanto sopporterei un uomo che mi giri per casa. -

Arrivate all'aeroporto di Luxor vi era già il nostro taxi prenotato che ci attendeva, eravamo dirette al più grande Resort a cinque stelle della città. Mia sorella non badava certo al portafoglio in questo genere di cose e dopotutto lavorando per una agenzia di viaggi come lei, gli sconti e le agevolazioni erano notevoli. L'Hotel era il Pyramisa Isis Hotel e Suites di Luxor, nella brochure erano elencate tutte le attrattive di cui disponeva e non sembrava niente male: "Costruito direttamente sul Nilo, nel centro di Luxor l'Hotel vanta una fantastica posizione a pochi minuti dal tempio e dalle aree commerciali. Perfetto sia per l'uomo d'affari che per il turista che desidera visitare Luxor con la sua ricca collezione di monumenti storici. L'Hotel dispone di una piscina esterna, mini club, bazar e negozi, oltre che ad un centro benessere con sauna, bagno turco e massaggi. Inoltre disponiamo di campi da tennis e da squash, tre ristoranti e 4 bar." Il posto ideale per rilassarsi e godersi un po' di benessere, oltre che aumentare la nostra cultura. Dal vivo l'hotel appariva più maestoso di quanto mi fossi immaginata, si presentava come un enorme palazzo moderno circondato da un parco di palmeti, che sfoggiavano in una enorme piscina. Il nostro taxi si fermò esattamente davanti all'ingresso principale, i facchini non persero tempo a scaricare i nostri bagagli. Ci dirigemmo alla reception per avere la chiave delle nostre stanze. L'ingresso era sfavillante, il pavimento fatto di marmo bianco si presentava cosi pulito e lucido da potersi quasi specchiare. Ad abbellire l'ambiente vi erano dei porta vasi color oro con delle floride piante all'interno, ognuno di essi posto vicino a delle colonne bianche. Alla reception c'erano tre operatori in giacca e cravatta che ci salutarono cortesemente e ci consegnarono subito le chiavi, avevamo i numeri 234 e 237 del terzo piano. Ci arrivammo con l'ascensore e trovammo i bagagli già depositati nelle nostre camere.

- Allora sorellina, che ne pensi dell'albergo che ho scelto per noi due? Non lo trovi un autentico paradiso terrestre? -

- Cath, sono veramente impressionata, ma quanto ti è costato tutto questo? -

- Non ti preoccupare di questo Brenda, una Tour Operator esperta come me sa cogliere al volo certe occasioni. Ora pensiamo solo a divertirci. Però prima ho bisogno di una doccia per rinfrescarmi. Sahid verrà più tardi a salutarci, ci incontreremo al mini bar. -

Appena entrata nella mia stanza rimasi a bocca aperta dalla vista, mi trovavo in una vera e propria suite di lusso, non mi era mai capitato di soggiornare in un luogo cosi. Le pareti erano color panna, mentre la moquette blu dava il giusto contrasto all'ambiente insieme alle decorazioni e ai bellissimi lampadari giallini. Le tende davano quel tocco in più che non guasta mai, di color cipria con disegni fiorati. L'arredamento non era da meno, un confortevole divanetto con tv a schermo piatto e piccolo frigo da minibar occupavano l'angolo giorno. Un letto matrimoniale confortevole e profumato come tutto il resto della stanza invece sovrastava la zona notte. All'improvviso anch'io sentì l'esigenza di darmi una rinfrescata, per cui mi diressi nel bagno. La sua vista non mi lasciò delusa, qualsiasi esigenza dei clienti li trovava appagamento dalla vasca da bagno a idromassaggio al box doccia enorme, in cui sicuramente ci si poteva stare anche in due. Per non parlare del vasto assortimento di accappatoi, asciugamani, shampi profumati e bagni schiuma di molte marche diverse. Avrei con piacere fatto un bel bagno, ma in quel momento avevo bisogno di qualcosa di più veloce per cui dopo essermi spogliata, mi diressi verso la doccia. Il getto d'acqua fresca riuscì immediatamente a distendere i miei nervi tesi e farmi dimenticare l'orribile incubo avuto sull'aereo. Mentre mi trovavo intenta ad insapponarmi sentì bussare alla porta "Chi può mai essere?" sicuramente non mia sorella con cui mi ero lasciata poco fa. Non feci abbastanza in tempo ad aprire la porta, dopo essermi messa l'accappatoio per essere presentabile, che chiunque mi avesse bussato fosse già andato via senza lasciare nessuna traccia. Mentre richiudevo la porta notai un bigliettino per terra, una cosa veramente strana, la curiosità è donna per cui lo lessi immediatamente.

Salve,
mi presento sono il professor James Hikingson.
Sono a conoscenza dell'arrivo suo e di sua sorella nella nostra bellissima terra.
Spero che il viaggio e l'arrivo sia stato di suo gradimento.
Le scrivo per annunciarvi l'apertura del mio nuovo museo egizio.
L'inaugurazione si terrà a breve in questi giorni, saremmo lieti, io e il mio staff, se voleste concederci la vostra presenza.
Naturalmente qualora accettaste sareste i miei ospiti e
provvederei personalmente ad ogni vostra esigenza.
Per qualsiasi chiarimento potrà trovarmi seduto al mini bar del vostro hotel.
Mi scusi per il disturbo,
cordiali saluti.

J.H.

Era proprio curioso questo invito, non conoscevo nessun professore di nome Hikingson e non riuscivo a comprendere come facesse a sapere dell'arrivo mio e di mia sorella in Egitto. La possibilità di uno sbaglio di persona era concreta, almeno che mia sorella non fosse già a conoscenza della questione e mi avesse tenuta all'oscuro. Per saperne di più potevo accettare la proposta e scendere al mini bar e perchè no? magari anch'io avrei trovato qualcuno di interessante come Sahid con cui conversare. Apri una delle mie valigie per trovare qualcosa da indossare, ciò mi ricordò che dovevo ancora disfare i miei bagagli e sistemare le mie cose, ma in quel momento non avevo tempo. Presi le prime cose che trovai, una blusa bianca di seta con una gonna grigio chiaro e un paio di scarpe estive anch'esse bianche, adatte al caldo torrido dell'Egitto a differenza della fredda e piovosa Inghilterra. Completai il mio look con degli orecchini dorati e una collana che riempiva il mio decoltè.


Proseguirà... (In fase di scrittura)