mercoledì 7 settembre 2011

Le Arpie


"... Altro di queste
Più sozzo mostro, altra più dira peste.
Da le tartaree grotte unqua non venne.
Sembran vergini a' volti; uccelli e cagne
A l'altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond'è  la piuma intrisa ed irta;
Le man d'artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra."

Virgilio, Eneide

La figura fantasy dell'arpia originariamente proviene dalla tradizione mitologica greca, anche se in questa veniva rappresentata in modo molto diverso da come la possiamo immaginare oggi noi. Secondo la mitologia greca esse erano le figlie di Nettuno, dio del mare, confinate su di un'isola isolate dove Giove se ne serviva per punire con la tortura chi riteneva meritevole di tale pena. Considerate demoni della tempesta si cibavano delle anime delle persone, dopo averli rapiti, rappresentavano simbolicamente la vendetta femminile.
Le differenze stanno soprattutto a livello estetico, in quanto queste arpie avevano l'aspetto di donne anziane con la parte inferiore del corpo a forma di uccello come anche le ali, i capelli arruffati e sporchi, gli occhi neri e carichi di malvagità. Invece la nostra moderna concezione di queste creature deriva da quella medievale, che le vede non più come delle donne vecchie e brutte, ma come invece delle giovani fanciulle molto attraenti, pur rimanendo delle figure malvage e pericolose. Alle volte vengono raffigurate anche come donne con mani e piedi artigliati e hanno una grande capacità ammaliatrice.

"Erano sette in una schera, e tutte
Volto di donne avean pallide e smorte,
Per lunga fame attenuate e asciutte
Orribili a veder più che la morte:
L'alaccie grandi avean deformi e brutte,
le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;
Grande e fetido il ventre, e lunga coda
Come di serpe che s'aggira e snoda..." 

Ariosto, Orlando Furioso


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