domenica 7 agosto 2011

Colonizzazione


Fra il 1501 e il 1513 gli spagnoli esplorarono e conquistarono le isole delle Antille (Hispaniola, Porto Rico, Giamaica, Cuba) e le coste atlantiche dell’America centrale, nella regione dell’istmo di Panama. Poi, nel 1519, Hernin
Cortés, partito da l’Avana con cinquecento uomini e sedici cavalli, sbarcò nello Yucatén sulle coste del Messico, fondò la città di Vera Cruz e mosse al- la conquista delle regioni interne: nel giro di appena due anni riuscì ad annientare l’impero degli aztechi. Grazie all’alleanza stretta con popolazioni nemiche degli aztechi, Cortés entrò nella loro capitale TenochtitMn e prese in ostaggio il loro sovrano, Montezuma TI; poi, in seguito a una sanguinosa rivolta azteca, culminata con la morte dello stesso Montezuma, il conquistador distrusse la città azteca e sul suo posto costruì una nuova città: la capitale del Messico spagnolo. Così, in pochi anni vennero consolidate le conquiste spagnole in America centrale, curando anche l’insediamento sul versante occidentale, lungo la costa del Pacifico.


Nel 1531, dopo aver effettuato alcuni viaggi d’esplorazione lungo la costa del Pacifico e aver raccolto informazioni sulla grave crisi politica attraversata
dall’impero incaico (dove il trono era conteso fra due fratellastri, Huascar e Atahualpa), Francisco Pizarro ottenne dal re di Spagna il permesso ufficiale all’impresa e, al comando di poco più di duecento uomini, iniziò la sua marcia di conquista nel Peni. Dopo una fase iniziale di successi dovuti a una miscela di audacia e di brutalità (l’inca Atahualpa venne assassinato dopo che aveva fatto consegnare agli invasori il riscatto richiesto per la sua liberazione), nel novembre del 1533 Cuzco venne occupata e saccheggiata. Invece di seguire l’esempio di Cortés, Pizarro preferì fondare la capitale del nuovo dominio spagnolo a Lima, una località meno disagevole e più vicina alla costa del Pacifico. Tuttavia, la colonizzazione non procedette con la relativa facilità che aveva segnato l’insediamento spagnolo nel Messico. In più riprese le popolazioni andine si ribellarono contro gli invasori: solo nel 1571 gli spagnoli riuscirono a catturare e uccidere l’ultimo legittimo inca, Tupac Amaril.



Da parte loro, i conquistatori si divisero in bande armate intente soltanto alla conquista di regni personali. In alcuni casi questi avventurieri riuscirono nel loro intento: come Gonzalo Quesada, che fra il 1535 e il 1538 s’impadronì della Colombia distruggendo la civiltà dei chibcha. Altre volte si spinsero verso le regioni ancora inesplorate alla ricerca del favoloso Eldorado (il regno di “Dorado”, un sovrano talmente ricco, secondo la leggenda, da farsi cospargere ogni giorno con polvere’d’oro): nel 1540 Pedro de Valdivia scoprì l’attuaD le Cile e vi fondò la città di Santiago, ma vent’anni dopo la spedizione di Pedro de Ursùa partita da Lima verso la foce dell’Orinoco si concluse con le folli gesta banditesche di Lope de Aguirre, detto “Furia di Dio”. Più spesso i conquistatori si dissanguarono in guerre fratricide per accaparrarsi il dominio sui territori già appartenenti all’impero degli inca. Lo stesso Pizarro, come i suoi fratelli e il suo socio Diego de Almagro, venne assassinato durante queste lotte, che ebbero termine solo quando la corona spagnola riuscì a imporre anche in quelle lontane regioni il suo effettivo governo.



L'organizzazione Spagnola in America nel 1500
I primi tempi dell’avventura coloniale spagnola furono caratterizzati dalla creazione di un sistema politico-economico di tipo feudale, la cosiddetta encomienda: ai conquistatori la corona concedeva distretti più o meno grandi, comprendenti terre e uomini, con il compito di provvedere alla cristianizzazione degli indigeni. In cambio gli encomenderos potevano usare la forza lavoro degli indiani nelle piantagioni, nella pesca delle perle, nelle miniere d’oro e d’argento: iniziò così uno sfruttamento feroce, che portò in pochi anni al saccheggio e alla distruzione di immense risorse umane e materiali. Le testimonianze dei contemporanei (degli stessi spagnoli, in primo luogo) concordano sul fatto che gli indigeni vennero ridotti in schiavitù e che la miscela di fatica, di insufficiente alimentazione, di atroci punizioni e di malattie importate dagli europei provocò un vero sterminio: in alcune aree la popolazione locale si ridusse nel giro di pochi decenni ad appena un decimo di quella presente prima della conquista! D’altra parte, le condizioni di servaggio erano così dure che non mancarono neppure forme estreme di resistenza passiva, come il suicidio. Però, come si è visto, gli europei trovarono un rimedio contro la carenza di manodopera locale: sin dal primo decennio del Cinquecento cominciò una massiccia importazione di schiavi negri, acquistati sulle coste africane e trasportati sulle coste americane.


 Uno dei peggiori problemi furono i pirati, andavano per mare assalendo qualsiasi nave incontrassero.
La pirateria è nata con il commercio sui mari.
I popoli si scambiavano merci più o meno preziose, schiavi, oro, argento, ed i pirati cercavano di rubarle…. Assalivano le navi (arrembaggio), le saccheggiavano, rapivano viaggiatori e mercanti o li rapinavano: chissà quante crudeltà furono commesse e quanta paura provarono i marinai e le popolazioni costiere.Dopo la scoperta dell'America iniziano i secoli d'oro dei piratI.(1500-1600).
Solcavano l'Oceano Atlantico, a danno dei galeoni spagnoli che portavano in Europa le ricchezze del Nuovo Mondo, in particolare oro ed argento, ma anche zucchero, spezie, viveri.
Le loro basi erano situate nelle isole dei Caraibi e del Mar delle Antille, un gruppo di isole meravigliose con un bellissimo mare azzurro-verde, sabbia bianca e palme e ricca vegetazione.
Erano soprattutto francesi, olandesi e inglesi, spinti da spirito di avventura e dal desiderio di facili guadagni. 



Dal nome di un apparecchio con cui usavano affumicare all'aperto le carni boucan), questi pirati all'inizio erano chiamati anche bucanieri.
Sconfitti quasi dei tutto nel 1629 dagli spagnoli, essi si riorganizzarono, con il nome di fílibustieri (da una parola inglese, freebooter, mal pronunziata dagli spagnoli).
I corsari, invece, erano padroni e comandanti di navi, spesso nobili, che avevano dai sovrani autorizzazioni ufficiali, per assalire in mare navi di paesi nemici.
Famosi furono, per esempio, i corsari inglesi che al servizio della regina Elisabetta, nel 1600 combattevano con successo le navi spagnole; alcuni di essi, come Francis Drake e Walter Raleigh, divennero personaggi importanti anche alla corte della regina. 



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