lunedì 29 agosto 2011

I Bucanieri


Il termine bucaniere deriva dal francese Boucanier e sta ad indicare dei cacciatori di frodo e taglialegna che usavano una graticola di legno, Boucan, per far essiccare la carne. Questo metodo da cui deriva il nostro moderno Barbecue, sarebbe stato loro insegnato da una tribù indigena.

I bucanieri erano una comunità di pirati, detti anche Fratelli della costa, insediatasi nei Caraibi sul finire del 1600, essi integravano i proventi della caccia e del commercio del legname con razzie e rapine ai danni delle navi europee. Venivano per lo più dall'Inghilterra, Olanda e Francia settentrionale ed erano quasi tutti protestant e attaccavano le navi spagnole. 

Vedendo nei bucanieri degli utili alleati, l'Inghilterra li assoldò per attaccare la rivale Spagna, legalizzando in questo modo le loro operazioni. Gli fu quindi offerta come base Port Royal in Giamaica. Col benestare della Corona inglese, i bucanieri attaccarono le navi francesi, spagnole e olandesi, e così Port Royal divenne la città più fiorente delle Indie occidentali. Alla fine furono misconosciuti dal governo inglese.

I Conquistadores


"Conquistadores" è un termine spagnolo e portoghese per indicare gli avventurieri, i soldati, gli esploratori e chiunque andò a conquistare le terre d'America sotto il dominio spagnolo, tra il XV e il XVII secolo.
Molte spedizioni militari partirono dalla Spagna verso il Nuovo Mondo e gli stessi uomini che le guidavano si autodefinirono conquistadori, questi uomini in genere furono nobili ormai decaduti e in miseria in patria, che cercavano nuove fonti di arricchimento.

Non era però solamente una questione economica a spingerli, ma anche la religione giocava un'importante ruolo, come nel passato si era combattuto in patria per debellare la piaga dei mussulmani cosi anche nel Nuovo Mondo si volle portare il cristianesimo in contrapposizione ai pagani.
I conquistadores riuscirono a far breccia in questi territori malgrado l'elevato numero di indigeni, sopratutto per il loro vantaggio tecnologico, in quanto erano in possesso delle armi da fuoco, ma la vera vittoria la ottennero grazie alla diffusione di malattie e virus presenti in Europa e di cui gli indigeni non possedevano difese immunitarie.

domenica 28 agosto 2011

I Corsari

Il corsaro era una persona al servizio di un governo, cui cedeva parte degli utili, ottenendo in cambio lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera (il che lo autorizzava a rapinare solo navi mercantili nemiche, e ad uccidere persone ma solo in combattimento).
In origine la "lettera di corsa e rappresaglia" era un'autorizzazione del sovrano, concessa al proprietario di un mercantile, con la quale si prevedeva che, nel caso in cui la nave o il carico andassero rubati o distrutti, il mercante potesse reagire attaccando a sua volta il nemico per rifarsi delle perdite. In un secondo momento i governi si resero conto che questo poteva essere un mezzo efficace per contrastare i commerci delle potenze rivali in tempo di guerra. Molte navi corsare furono armate da società private.
Famosi furono i corsari inglesi (sir) Francis Drake ed Henry Morgan che, rispettivamente, sul finire dei secoli XVI e XVII, assaltavano i porti spagnoli nelle Americhe e attaccavano i galeoni carichi di oro ed argento diretti verso la Spagna.
 
Corsari italiani furono, propriamente Giuseppe Bavastro, mentre anche l'ammiraglio Andrea Doria fu considerato tale, e soprannominato appunto il Corsaro, esattamente come gli ottomani Khayr al-Din Barbarossa o Kurtoğlu Muslihiddin Reis, malgrado fossero diventati regolari ammiragli della marina da guerra d'Istanbul. Non è molto noto che anche l'eroe nazionale Giuseppe Garibaldi praticò per un certo periodo la "guerra di corsa" in Sudamerica.
Nel parlare comune, un corsaro agisce al di fuori delle regole, ma non solo per il proprio interesse, in quanto opera per conto di chi rappresenta un'autorità e quindicon una legittimazione da parte di una autorità sovrana (differentemente dal pirata).

fonte: Wikipedia

La pirateria


La pirateria è l'attività illegale di quei marinai - denominati pirati - che, abbandonando per scelta o per costrizione la precedente vita sui mercantili, abbordano, depredano o affondano le altre navi in alto mare, nei porti, sui fiumi e nelle insenature.

Diversi sono i termini con i quali sono indicati i pirati nel corso del tempo. Tra questi, bucanieri, derivato da Boucan, e filibustieri, derivato dal francese filibustirs (in inglese freebooter). Benché spesso accomunati ai pirati, i corsari erano invece combattenti al servizio di un governo che, in cambio di un'autorizzazione a rapinare navi mercantili nemiche (lettera di corsa, da qui corsari), incameravano parte del bottino. La differenza più evidente fra pirati e corsari era che questi ultimi, se catturati, soggiacevano alle norme previste dal diritto bellico marittimo, venendo imprigionati, al pari di un qualsiasi prigioniero di guerra, mentre i pirati catturati erano sommariamente giustiziati, in genere per impiccagione alla varea (estremità, parte terminale) del pennone di un fuso maggiore, al fine di fornire una tangibile prova della potenza della giustizia umana e fungere al contempo da salutare ammonimento per chi fosse tentato d'intraprendere una simile attività. Anche i marinai barbareschi, ossia delle regioni "barbaresche" (cioè a maggioranza berbera che si affacciano sul Mar Mediterraneo), che operarono tra il XIV e il XIX secolo dalle coste marocchine, algerine, tunisine o libiche, non erano pirati; ciò è dimostrato dal fatto che i corsari barbareschi non aggredivano navigli musulmani ma rapinavano solo imbarcazioni cristiane.

fonte: Wikipedia

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venerdì 26 agosto 2011

L'arte della poesia

La poesia è come la musica, lieve e melodiosa entra nel conscio e risveglia sentimenti che credevamo persi. La poesia è AMORE! Essa vuole interpretare i sentimenti, i momenti metafisici dell'animo umano, negli attimi fuggenti di gioie, di piaceri, paure, di affanni, speranze e cogliendo gli aspetti umani più intimi.


Mauro Biancanello ha incominciato nel 1996 a scrivere racconti e poesie, finendo per essere notato anche in ambiti teatrali ed entrando nel complesso artistico: Fucina CHI

 Ci regala deliziosi momenti e pronfondi istanti nella sua opera letteraria di grande bellezza: Hai smesso i pantaloni corti. Il testo presenta un ricco linguaggio di sensazioni oniriche, riprodotte in tantissime poesie e che accompagnano non solo le esperienze del poeta, ma anche riflessioni che tutti dovvremo fare sulla nostra vita quotidiana. Poesie che ci richiamano al ricongiumento delle nostre emozioni e dare un grande valore alla nostra vita, dare un significato alle cose e non abbandonare quello che di più profondo abbiamo, il nostro cuore!

Stefano Giovanni Muscolino.

Ecco un assaggio di questa profonda opera:



Hai smesso i pantaloni corti
presentata da

Mauro Biancanello








L’albero della fedeltà

Incatenato all’albero della fedeltà
sogni di eros e di lussuria
di sesso senza amore
di sesso senza anima
Sfido la monogamia
ma solo col pensiero
Codardia maledetta
amore benedetto
Con ferro e acciaio incatenato
eppure potrei liberarmi con un gesto
ma la fantasia resta fantasia
mentre la realtà è amore

Deserto

La terra pare unita al cielo
i confini spazzati via dal vento incessante
l’uomo appare senza potere
e la natura regna sovrana
Qui
solo qui
sono libero
finalmente libero
Posso essere libero
posso vivere libero
per tutta la vita
fino alla morte

martedì 16 agosto 2011

Per conoscere di più...


Libri, che passione!

Cari lettori dell' Occhio della dea", vi segnalo il blog
"Libri, che passione!"
Un sito dedicato ai libri, alle rispettive recensioni e non solo..


Curato da Chiara D'Amico

Vi auguro una buona lettura


domenica 7 agosto 2011

Colonizzazione


Fra il 1501 e il 1513 gli spagnoli esplorarono e conquistarono le isole delle Antille (Hispaniola, Porto Rico, Giamaica, Cuba) e le coste atlantiche dell’America centrale, nella regione dell’istmo di Panama. Poi, nel 1519, Hernin
Cortés, partito da l’Avana con cinquecento uomini e sedici cavalli, sbarcò nello Yucatén sulle coste del Messico, fondò la città di Vera Cruz e mosse al- la conquista delle regioni interne: nel giro di appena due anni riuscì ad annientare l’impero degli aztechi. Grazie all’alleanza stretta con popolazioni nemiche degli aztechi, Cortés entrò nella loro capitale TenochtitMn e prese in ostaggio il loro sovrano, Montezuma TI; poi, in seguito a una sanguinosa rivolta azteca, culminata con la morte dello stesso Montezuma, il conquistador distrusse la città azteca e sul suo posto costruì una nuova città: la capitale del Messico spagnolo. Così, in pochi anni vennero consolidate le conquiste spagnole in America centrale, curando anche l’insediamento sul versante occidentale, lungo la costa del Pacifico.


Nel 1531, dopo aver effettuato alcuni viaggi d’esplorazione lungo la costa del Pacifico e aver raccolto informazioni sulla grave crisi politica attraversata
dall’impero incaico (dove il trono era conteso fra due fratellastri, Huascar e Atahualpa), Francisco Pizarro ottenne dal re di Spagna il permesso ufficiale all’impresa e, al comando di poco più di duecento uomini, iniziò la sua marcia di conquista nel Peni. Dopo una fase iniziale di successi dovuti a una miscela di audacia e di brutalità (l’inca Atahualpa venne assassinato dopo che aveva fatto consegnare agli invasori il riscatto richiesto per la sua liberazione), nel novembre del 1533 Cuzco venne occupata e saccheggiata. Invece di seguire l’esempio di Cortés, Pizarro preferì fondare la capitale del nuovo dominio spagnolo a Lima, una località meno disagevole e più vicina alla costa del Pacifico. Tuttavia, la colonizzazione non procedette con la relativa facilità che aveva segnato l’insediamento spagnolo nel Messico. In più riprese le popolazioni andine si ribellarono contro gli invasori: solo nel 1571 gli spagnoli riuscirono a catturare e uccidere l’ultimo legittimo inca, Tupac Amaril.



Da parte loro, i conquistatori si divisero in bande armate intente soltanto alla conquista di regni personali. In alcuni casi questi avventurieri riuscirono nel loro intento: come Gonzalo Quesada, che fra il 1535 e il 1538 s’impadronì della Colombia distruggendo la civiltà dei chibcha. Altre volte si spinsero verso le regioni ancora inesplorate alla ricerca del favoloso Eldorado (il regno di “Dorado”, un sovrano talmente ricco, secondo la leggenda, da farsi cospargere ogni giorno con polvere’d’oro): nel 1540 Pedro de Valdivia scoprì l’attuaD le Cile e vi fondò la città di Santiago, ma vent’anni dopo la spedizione di Pedro de Ursùa partita da Lima verso la foce dell’Orinoco si concluse con le folli gesta banditesche di Lope de Aguirre, detto “Furia di Dio”. Più spesso i conquistatori si dissanguarono in guerre fratricide per accaparrarsi il dominio sui territori già appartenenti all’impero degli inca. Lo stesso Pizarro, come i suoi fratelli e il suo socio Diego de Almagro, venne assassinato durante queste lotte, che ebbero termine solo quando la corona spagnola riuscì a imporre anche in quelle lontane regioni il suo effettivo governo.



L'organizzazione Spagnola in America nel 1500
I primi tempi dell’avventura coloniale spagnola furono caratterizzati dalla creazione di un sistema politico-economico di tipo feudale, la cosiddetta encomienda: ai conquistatori la corona concedeva distretti più o meno grandi, comprendenti terre e uomini, con il compito di provvedere alla cristianizzazione degli indigeni. In cambio gli encomenderos potevano usare la forza lavoro degli indiani nelle piantagioni, nella pesca delle perle, nelle miniere d’oro e d’argento: iniziò così uno sfruttamento feroce, che portò in pochi anni al saccheggio e alla distruzione di immense risorse umane e materiali. Le testimonianze dei contemporanei (degli stessi spagnoli, in primo luogo) concordano sul fatto che gli indigeni vennero ridotti in schiavitù e che la miscela di fatica, di insufficiente alimentazione, di atroci punizioni e di malattie importate dagli europei provocò un vero sterminio: in alcune aree la popolazione locale si ridusse nel giro di pochi decenni ad appena un decimo di quella presente prima della conquista! D’altra parte, le condizioni di servaggio erano così dure che non mancarono neppure forme estreme di resistenza passiva, come il suicidio. Però, come si è visto, gli europei trovarono un rimedio contro la carenza di manodopera locale: sin dal primo decennio del Cinquecento cominciò una massiccia importazione di schiavi negri, acquistati sulle coste africane e trasportati sulle coste americane.


 Uno dei peggiori problemi furono i pirati, andavano per mare assalendo qualsiasi nave incontrassero.
La pirateria è nata con il commercio sui mari.
I popoli si scambiavano merci più o meno preziose, schiavi, oro, argento, ed i pirati cercavano di rubarle…. Assalivano le navi (arrembaggio), le saccheggiavano, rapivano viaggiatori e mercanti o li rapinavano: chissà quante crudeltà furono commesse e quanta paura provarono i marinai e le popolazioni costiere.Dopo la scoperta dell'America iniziano i secoli d'oro dei piratI.(1500-1600).
Solcavano l'Oceano Atlantico, a danno dei galeoni spagnoli che portavano in Europa le ricchezze del Nuovo Mondo, in particolare oro ed argento, ma anche zucchero, spezie, viveri.
Le loro basi erano situate nelle isole dei Caraibi e del Mar delle Antille, un gruppo di isole meravigliose con un bellissimo mare azzurro-verde, sabbia bianca e palme e ricca vegetazione.
Erano soprattutto francesi, olandesi e inglesi, spinti da spirito di avventura e dal desiderio di facili guadagni. 



Dal nome di un apparecchio con cui usavano affumicare all'aperto le carni boucan), questi pirati all'inizio erano chiamati anche bucanieri.
Sconfitti quasi dei tutto nel 1629 dagli spagnoli, essi si riorganizzarono, con il nome di fílibustieri (da una parola inglese, freebooter, mal pronunziata dagli spagnoli).
I corsari, invece, erano padroni e comandanti di navi, spesso nobili, che avevano dai sovrani autorizzazioni ufficiali, per assalire in mare navi di paesi nemici.
Famosi furono, per esempio, i corsari inglesi che al servizio della regina Elisabetta, nel 1600 combattevano con successo le navi spagnole; alcuni di essi, come Francis Drake e Walter Raleigh, divennero personaggi importanti anche alla corte della regina.