domenica 12 giugno 2011

La biografia dell'occhio della dea


Salve a tutti, io sono ARKAVAREZ ma il mio vero nome è Stefano.  La stesura del mio libro incominciò nel lontano dicembre del 2004, quando vivevo in una roulotte. Abitavo in prossimità di mio nonno, nelle alpi di Giswil, nel cantone tedesco di Obwald (Svizzera). Il lavoro che ero riuscito a trovare era ben pagato e di fronte a unoccassione del genere, non avevo potuto tirarmi indietro! La condizione di vivere in una roulotte, farsi un pezzo di montagna con la bicicletta, per essere alle 06:00 al posto di lavoro, non era comoda. In Svizzera, nessuno era perdonato se arrivava in ritardo, la puntualità era tutto nella vita; su ogni cosa erano piuttosto pignoli, e bisognava seguire quella precisione.
 
Il tratto in bici lo facevo in 30 minuti, essendo in discesa. Mi alzavo alle 5:00 e uscivo, godendomi un panorama a 1200 m di altezza, le alpi mi circondavano in ogni parte, ma uno dei principali problemi era l'aria troppo gelida.

Al ritorno la strada era ovviamente in salita, e molto più faticosa. La parte peggiore fra l'altro, era attraversare un boschetto isolato, poichè in inverno faceva buio alle 17:00. Finivo spesso fuori strada soprattutto durante i primi periodi, perché non riconoscevo ancora gli alberi giusti da seguire e con la nebbia, la torcia non serviva a molto. Non era proprio una vita da spiaggista.

Non avevo amici. Essendo un posto di montagna, gli stranieri non venivano ben visti ed era difficile aprire un dialogo che non fosse veloce e molto formale. Era gente ordinata e onesta, ma il loro cuore era freddo come tutto il resto. Andavo alla locanda a prendermi un boccale di birra ma starci da solo mi seccava e ben presto rinunciai. Dentro la roulotte, trascorrevo il tempo scrivendo o giocando a CORSAIRS 3 versione Wind of freedoom. Le musiche di quel gioco, erano l'unica cosa che mi distoglieva da quel continuo rumore di campane che le mucche indossavano, nella stalla accanto alla mia roulotte. Quello che maledicevo di più era aver accettato quel lavoro e non sopportavo l'idea di essere etichettato come "uno di fuori". Il pc era l’unico svago che avevo durante quel gelido periodo.

Avendo molto tempo libero e vivendo da solo, mi venne l'idea di scrivere un romanzo, sempre così per gioco. Notai subito che scrivere influiva sui miei stati d'animo, e il mio carattere incideva parecchio sia sul protagonista che sulla storia. La prima disavventura di Cristóbal, narra del suo nuovo lavoro in un luogo in cui si sente imprigionato, una nave di corsari, e la sua condizione di straniero. Era un riflesso dei miei stati d’animo: anche quel luogo tropicale e immaginario era influenzato dalla mia avversione verso il freddo e la solitudine.

Le vicende del mio romanzo, sono in gran parte legate alla voglia di evadere del protagonista, ma anche la stessa evasione dalla nave si trasforma in unillusione. Perde tutto quello che ama e anche la ragazza di cui è innamorato. Penso sia unemozione abbastanza forte da rendere chiunque un disperato: la ragazza che ami viene rapita e poco tempo dopo, lei scopre che tu l'hai tradita, anche se involotariamente. Rimorsi e disperazione accompagnano il protagonista in quest'avventura; ho sempre pensato che fosse il modo più giusto per rendere vive quelle pagine.

La ragazza del romanzo, chiamata "Christina", rappresentava per me il desiderio di ritornare in Italia, mentre per il protagonista non è altro che il vero amore. Mi sono trovato ad esprimerli con i miei stati d'animo.
L' antagonista Ashley, colei che vuole Cristobàl per se rappresenta invece l'inganno e la bramosia. I 5000 franchi svizzeri al mese per me erano un ottimo affare, ma la ricompensa era tragica a livello psicologico. Infatti Ashley e la mia condizione erano un tutt'uno, un demone che lentamente ti consuma.... Una creatura diabolica e alata: unarpìa, anche se un pò modificata dalla tradizione mitologica. E' uno dei personaggi più belli ed elaborati del mio romanzo. Ashley compie quasi l'impossibile per fermare l'amore che Cristóbal prova per Christina, con l'unico scopo di ottenerlo lei: questo rende la vicenda ancora più drammatica e in un certo senso, anche ironica. Ma ci sono un sacco di altri aneddoti nel mio romanzo, che accompagnano il lettore fino alla fine. Non commenterò il finale e nemmeno lo svoglimento dei eventi, ma vi garantisco che la storia piena di intrighi, vi inchioderà alle pagine per conoscere l'esito.

Muscolino Stefano Giovanni (Arkavarez)


Recensione



APPROFONDIMENTI

   L'Occhio della Dea, è un romanzo d'avventura d'ispirazione storica, con una buona dose di fantasy, in cui il protagonista racconta le sue gesta. Il racconto procede in prima persona e si compone di ben 376 pagine, suddivise in XXI capitoli; ogni capitolo presenta un'icona introduttiva realizzata dallo stesso autore. Ma veniamo alla storia vera e propria.

    È il 1572, e Cristóbal Ortega è un giovane ragazzo che vive su un'isola tropicale, governata dagli spagnoli. La sua origine è mista (il padre era spagnolo e la madre indigena, precisamente della tribù dei quemi). Fin da piccolo si ritrova orfano e senza una famiglia a cui far riferimento, così viene cresciuto dal gestore di una taverna, Ferdinandez Valencia, vivendo assieme a Christina, figlia legittima dell’uomo.

   I due ragazzi oramai cresciuti, iniziano a provare qualcosa di più che una semplice amicizia, ma nessuno dei due è ancora pronto per dichiararsi. La vita tranquilla di Cristóbal, viene però interrotta dall'arrivo di una nave di corsari, con a capo il crudele Sir Henry Murdock. Con la speranza di un lavoro migliore, il giovane verrà convinto a salire sulla nave, senza però rendersi conto di cosa lo attenda. Una volta scoperto l’oscuro segreto della nave, sarà ormai difficile venirne fuori e la vita di Cristóbal si trasformerà in un incubo, soprattutto quando, dopo la sua fuga dalla nave inglese, sarà la sua amata Christina a finire catturata.
   Grazie di cuore a tutti quelli che mi sostengono!